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La Macchina Ambigua - Mtv




Mtv - La Macchina Ambigua


"A daily dose of eMpTyV will flush your brain right down the drain" (trad.: Una dose giornaliera di vuoto tirerà il tuo cervello giù nello sciacquone).
Questo gioco di parole dei Dream Theater rappresenta molto efficacemente la funzione deleteria di Music TeleVision nei confronti della psiche dei giovani. Essa in realtà non rappresenta che uno dei tanti tasselli che compongono l'appiattimento e la standardizzazione culturale, detti anche cultura di massa, di cui la televisione in generale è uno dei principali interpreti. Se ad esempio una sit-com scadente (ma di budget milionario) raffigura degnamente le degenerazioni di cinema e teatro, MTV è al giorno d'oggi principale motore e ritratto della cosiddetta musica commerciale. La missione più sconcertante da essa compiuta, come ha sostenuto anche il docente di sociologia a Milano V. Codeluppi, consiste nel fatto che il fenomeno rock (in quanto musica e cultura), pur avendo posseduto nella sua storia valenze violentemente distruttive, anti-borghesi e anti-sistemiche, sia stato ricondotto a costituire una cornice perfetta per il consumo più sfrenato.

Anzitutto è necessario premettere che l'argomento è molto vasto e quello che segue sarà solo un approccio sommario e parziale. Music Television nasce negli Stati Uniti nel 1981 allo scopo di normalizzare e monopolizzare la subcultura pop-rock, sfruttando, grazie allo sviluppo del video musicale, la migliore fruibilità del messaggio e una successiva maggiore influenzabilità del pubblico. Esso infatti è rappresentato in maggioranza da adolescenti, ma spesso l'individuo ne è utente fin dalla prepubescenza (11-12 anni). Inoltre il dato stimato che l'emittente entri nelle case di circa 300 milioni di famiglie (un quarto del totale) è emblema delle sue potenzialità e veicolabilità: può perciò essere valutata come una delle macchine formatrici di opinioni e comportamenti giovanili più potenti a livello globale.

In riferimento particolare a MTV Italia, essa è sorta nel già lontano 1997; e proprio in questi giorni ha festeggiato il suo ottavo compleanno con l'ormai celeberrimo MTV Day, un concerto gratuito svolto a Bologna dove sono stati invitati i complessi italiani più in voga e un ospite straniero.
In correlazione a tale evento viene nuovamente lanciata l'iniziativa denominata "No Excuse", in collaborazione con l'O.N.U., in cui si rilanciano i temi portanti trattati durante il Live Eight (vedi lettura sociologica). Come già sostenuto nella precedente occasione, questi eventi portatori di messaggi "impegnati" stridono con la struttura imperialistica e oligopolistica portante di questa emittente, propagandista e socia delle multinazionali discografiche.
Su questa linea d'onda non mancano i programmi prodotti in Italia di una certa levatura, insomma non solo per cerebrolesi. Ad esempio "Avere Ventanni" - condotto da Massimo Coppola, un giovane intellettuale, competente e fuori dagli schemi, anche se un po' spocchioso - è un'indagine sulla condizione e le aspettative dei giovani italiani, prendendo in considerazione svariate categorie sociali. Ne emergono realtà poco conosciute, interessanti e spesso preoccupanti.
Un altro programma degno di nota era condotto da Andrea Pezzi ed Elio (di Elio e le Storie Tese) in cui si ricalcavano parodisticamente i classici talk show, attraverso discorsi da un lato moralistici e dall'altro para-rivoluzionari, il tutto in un'atmosfera alquanto surreale, proprio per sottolineare quanto i ruoli fossero fittizi.
Si può dire pertanto che le produzioni italiane non siano del tutto da buttare nel cesso, ma essendo MTV Italia niente altro che una succursale, se pur tali peculiarità possano risultare apprezzabili il succo generale immortala le strategie di marketing delle case discografiche. Del resto nell’arco di un’intera giornata, in una stima per eccesso, i videoclip di gran lunga più trasmessi non superano le venti unità, in modo da bombardare le già suggestionabili menti degli spettatori, con una serie di valori ristretti, ma concentrati, valori che non si distaccano da quelli citati nell’articolo sul rhytm and blues (vedi i video r’n’b). Il desiderio che spesso sopraggiunge è quello di diventare una pop-rock star, e un aiuto competente è portato da programmi che vanno oltre il videoclip e presentano le vite degli “artisti” più da vicino, come “The faboulous life of…”, in cui si ripercorrono i tutti lussi che il divo si può permettere, in un atteggiamento di adorazione così incantato da sollevare il dubbio della presa in giro, sulla carta assente, specie quando si parla delle ricche donazioni perpetuate dalle star in beneficenza (es. “ma Britney non compra solo cose per sé e per i suoi cari, recentemente ha devoluto molti fondi a…”, e così via).
Nonostante tutto si possono estrapolare dalla matassa di merda spunti musicali e non interessanti, ma sta nella voglia di andare oltre. E’ come per i telegiornali: l’idea generale su quello che vogliono dire la si può fare, ma se si vuol conoscere sul serio i fatti bisogna forzatamente approfondire.

[G. Threepwood]