Perchè i Giardini Baltimora?

Breve racconto di un "quartiere" poco frequentato dai Genovesi, ma ricco di storia. E desideroso di scriverne nuovi capitoli...

Molti genovesi difficilmente conoscono i Giardini Baltimora. Molto spesso ne hanno sentito parlare come “Giardini di Plastica” da evitare a meno che (ma speriamo di no) non siate in cerca di un posto tranquillo dove farvi di eroina. Alcuni la conoscono perchè è uno dei luoghi dove parcheggiare lo scooter in centro città se il parcheggio di Piazza Dante è pieno. Ma difficilmente un genovese tende ad esplorare l’area, o addirittura ad elevarla come zona per passare il tempo in modo “sano”. Eppure è uno dei pochi spazi verdi della città, incastrato tra i grattacieli di piazza Dante, la collina di Carignano e il mare.

Il perchè di questo spreco di risorse nel pieno centro della città ha una risposta che sembra ormai lontana. Fino agli anni 70 sorgeva il quartiere di Via Madre Di Dio, una zona ricca di abitazioni ma che nel delirio del dopoguerra la città ha deciso di sacrificare.

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Le abitazioni popolari subirono parecchi danni durante la seconda guerra mondiale, così come l’intera città, ma la politica, ben diversa da quella attuale, trovava più sensato abbattere per ricostruire che ristrutturare e preservare il passato di Genova. Un passato che parte dal XII secolo con l’origine di un piccolo borgo che costeggiava le mura del Barbarossa. Il borgo, c’è da dirlo, naque in una posizione non felicissima incastonato tra il colle di Sarzano e quello di Carignano ed era formato da case molto alte e vicoli stretti. Un borgo popolare, quindi, ma anche ricco di botteghe e artigianato. Venne coperto il Rio Torbido e venne costruita una grande strada e, ovviamente, fece seguito una chiesa: Santa Maria dei Servi. In fondo, passando sotto il ponte di Carignano c’era Via Madre Di Dio, nome che spesso viene usato per identificare la zona.

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Il quartiere subì parecchi danni nei secoli (che non furono certo di pace) e con i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che misero Genova in ginocchio per parecchi anni, fu messa la parola fine al quartiere. Quartiere che aveva già una data di scadenza: Mussolini infatti aveva già portato grossi cambiamenti nella zona prima con la costruzione di un gigantesco tunnel stradale (soprattutto considerando il periodo storico) sotto il colle di Carignano e poi la costruzione di un gigantesco grattacielo in Piazza Dante.

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Ovviamente il passo successivo era quello di risanare il quartiere di Via Madre Di Dio. Ma ovviamente risanando come si faceva ai tempi: smantellando e costruendo qualcosa di grandioso. Arrivò la guerra a disturbare i piani di Mussolini (guerra che incredibilmente risparmiò il grattacielo di Piazza Dante) ma non la politica del dopoguerra. Il borgo fu smantellato, gli abitanti mandati nei quartieri periferici (Molassana in primis), alcuni monumenti spostati come i Lavatoi o la Casa di Paganini.

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Ma largo al progresso, come si diceva ai tempi. A chi fregava di un quartiere popolare se potevi costruire altri grattacieli e giardini? Ironia della sorte la storia recente di Genova insegna esattamente il contrario: “a chi frega di giardini sotto a grattacieli quando poteva esserci un bel quartiere popolare ricco di vita?” .

Indietro non si ritorna, continuando a parlare per frasi fatte. Ecco perchè questi Giardini vanno vissuti e in qualche modo amati. Va riscritta la storia di questo luogo e non per gli avvistamenti dei fantasmi (notizia che andava molto di moda negli anni 80/90…per fortuna qualche passo in avanti l’abbiamo fatto!) e neanche per pubblicizzare lo spaccio di eroina. Sono uno spazio verde nel cuore della città che tutti hanno contribuito a rendere inutile. Le istituzioni ma anche i genovesi stessi, con il loro consueto carattere del “maniman”.

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Negli ultimi anni parecchie associazioni (Associazione Giardini di Plastica, Cresta, Genova Urla, Green Fog…) si sono date da fare per rivitalizzare un luogo, che non è popolato da bande di terroristi ma semplicemente fatto di un piacevolissimo prato verde e alberi.
Ringraziamo quindi il loro lavoro per far si che oggi anche noi possiamo avere uno spazio per poter ascoltare la nostra musica preferita, organizzare eventi e vivere l’inizio di una nuova pagina di storia…

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foto storiche dal sito: C’era Una Volta Genova (http://ceraunavoltagenova.blogspot.it/)

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