|
Le Amber Asylum vengono da lontano. Formate a San Francisco nel 1990 da Kris Force, hanno attraversato tre decenni con una manciata di fedelissimi al seguito, muovendosi tra etichette di culto (Profound Lore, Prophecy) e collaborazioni prestigiose (Neurosis). Il loro suono ha sempre cercato di scavare più a fondo nelle intuizioni di chi li ha preceduti, Swans e Dead Can Dance in primis, utilizzando le armi della musica neoclassica, della cupezza atmosferica e di una potenza quasi metal. Anzi, pienamente post-metal, se intendiamo il termine come superamento delle regole del genere. Ma di chitarre ce ne sono poche: al loro posto dominano viola, violino e violoncello.
Ruby Red arriva a sei anni dallo split con i Völur e a dieci dal precedente album: l’ottavo capitolo di una carriera che si muove solo quando ha davvero qualcosa da dire. E anche questa volta non fa eccezione. Le sette composizioni richiamano l’andamento apocalittico e nervoso di Neurosis e Swans, ma la strumentazione (basso, batteria e i già citati archi) trasporta quelle vibrazioni su un altro piano, senza mai perdere intensità né dissonanza.
La voce lirica di Kris Force può risultare l’unico scoglio per alcuni ascoltatori, ma è proprio essa a fungere da ponte con gli anni ’80 più oscuri, rievocando l’amore per Dead Can Dance, Cocteau Twins e This Mortal Coil. Un approdo naturale per chi già apprezza il cantautorato oscuro e visionario di Anna von Hausswolff, Jarboe, Chelsea Wolfe o Marissa Nadler.
Ruby Red si colloca come una gemma rara e preziosa, incastonata in un solco profondo che solo chi ha voglia di scavare fino in fondo potrà scoprire e apprezzare.
[Dale P.]
Canzoni significative: Secrets, A Call On The Wind.
|