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Uno dei miei dischi preferiti del 2020 fu Stygian Bough Volume 1, prima collaborazione tra i death doomster di Seattle Bell Witch e il folk singer Aerial Ruin. Un lavoro splendido che univa l’incedere pachidermico del metal del destino alle aperture più distese e quasi psichedeliche del folk. Sebbene presentato come “volume 1”, ero talmente soddisfatto del risultato da non sentire alcun bisogno di un seguito, un po’ come quando un film ti sembra perfetto così com’è e temi che un sequel ne diluisca la magia. Ho affrontato questo nuovo capitolo solo al momento opportuno, complice anche la curiosità suscitata da altre collaborazioni dell’ultimo periodo come Ragana con Drowse o Chat Pile con Hayden Pedigo. Lo spirito è simile: introdurre una sensibilità più meditativa all’interno di un contesto metallico. Ma questo lo sapevamo già dal primo episodio, quindi era necessario un secondo volume? Decisamente sì.
Bell Witch e Aerial Ruin possono essere considerati a tutti gli effetti un gruppo autonomo, diverso e separato dalle loro identità individuali. Stabilire se funzionino meglio insieme o da soli è questione di preferenze personali, ma è innegabile che questa “grande formazione” sia straordinaria. Le diverse voci trasportano il sound funeral doom in una dimensione arcaica e suggestiva. Lo sviluppo dei brani, pur lento e dilatato, segue una logica quasi progressiva, con passaggi che salgono e scendono di intensità e una gestione degli assoli sorprendentemente varia.
Non saprei dire se preferisco il primo o il secondo volume. Di certo entrambi sembrano capitoli di un unico libro che, se mantenesse questo livello di qualità, potrebbe continuare all’infinito senza suscitare alcuna lamentela.
[Dale P.]
Canzoni significative: King Of The Wood, The Told And The Leadened.
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