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Producendo circa un disco all'anno, i Big Brave hanno deciso di renderci partecipi di ogni loro esplorazione e, di conseguenza, di ogni loro progresso. Soprattutto nel percorso post Southern Lord hanno pubblicato un disco folk in compagnia dei The Body, uno con poesie, uno più o meno normale e uno costruito attorno a strumenti a corda pizzicati in punta di dita. È un approccio che apprezzo molto perché, benché possa darci in pasto anche qualche idea non del tutto a fuoco, mi permette di avere una visione completa del percorso artistico della band. D'altra parte sono un figlio dei Melvins, che proprio su questo metodo hanno costruito gli ultimi venticinque anni della loro carriera.
Che cosa succede di diverso in In Grief Or In Hope? Sparisce definitivamente la batteria e arriva il basso di Liam Andrews, già nei favolosi My Disco. Il succo cambia poco. Feedback e droni fanno da fondamenta alla voce dolente di Robin: probabilmente troppo poco per conquistare nuovi adepti al culto, ma esattamente quello che serve per continuare a essere amati dai fan. In scaletta trovano spazio anche un paio di ripescaggi dal passato, rivisitati secondo la nuova formula.
[Dale P.]
Canzoni significative: verdure, an uttering of antipathy.
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