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Nello spietato mondo della musica esistono band che non raccolgono nemmeno un decimo di quello che hanno seminato. Passano gli anni e perfino i fanatici del genere sono pronti ad affossarle alla minima anomalia stilistica. Di solito sostengo che basti insistere abbastanza a lungo e che, prima o poi, anche i detrattori più ostinati finiscano per arrendersi, passando dalla parte dei veterani.
Con i Corrosion Of Conformity, invece, questo non succede mai. Sono rispettati, citati come figure fondamentali, ma difficilmente troverete qualcuno capace di cantarvi un loro pezzo o che abbia in collezione tutta la discografia. Continuano a pubblicare dischi incuranti di tutto, come se il tempo si fosse fermato. Non cercano di piacere a nessuno e nessuno sembra preoccuparsi di scoprirli. Un rapporto reciproco che dura da quarant'anni.
Inutile dire che, proprio per questo, ho sempre avuto un debole per loro. Li amo nella furia hardcore dei primi anni Ottanta, ma ancora di più nella fase major, a metà strada tra alternative metal e proto stoner. E ogni volta che esce un loro disco non posso fare a meno di inserirlo nella wishlist e aspettare il momento giusto per metterlo sullo stereo.
Quando ascolto i loro dischi, sia i primi sia gli ultimi, ci trovo sempre grande passione, riff splendidi e un'energia contagiosa. Certo, il songwriting non fa alcuna concessione all'orecchiabilità né alla prevedibilità. Se prendete, per esempio, "Good God / Baad Man", sembra di avere a che fare con tre o quattro band diverse, spesso all'interno della stessa canzone. Ai primi ascolti impazzivo nel tentativo di ritrovare "quel gran riff hardcore", salvo poi accorgermi che arrivava verso la fine di un pezzo metal e di non ricordare nemmeno come ci fossi arrivato. Poi però mi fermo a pensare che questo modo di intendere l'hard rock sembra una via di mezzo fra i Soundgarden di "Badmotorfinger" e le moderne scorribande prog dei Mastodon. Dentro, naturalmente, ci sono anche tanti Black Sabbath, proprio come nei Soundgarden e nei Mastodon, e una buona dose di punk che, per le mie orecchie, è sempre un gol a porta vuota. E sul finale si estraggono sonorità più boogie rock.
Se li avete persi di vista dagli anni Novanta sarà un piacere ritrovarli ancora così vivi. Chi invece preferisce continuare a fargli le pulci farebbe meglio a goderseli finché può, invece di rimpiangerli quando non ci saranno più.
[Dale P.]
Canzoni significative: You Or Me, Gimme Some More.
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