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Era il 1995 quando i Deftones fecero il loro ingresso sulla scena con l’esordio Adrenaline. Erano anni in cui il metal stava cambiando pelle, aprendosi all’alternative rock e all’hip hop, le due sottoculture americane più influenti del periodo. La loro formula poteva sembrare bizzarra, ma riusciva a fondere il post-hardcore rumoroso di Quicksand e Helmet con le sfumature emo primordiali di Sunny Day Real Estate, l’oscurità gotica dei Cure e la furia rap rock dei Rage Against the Machine. Fu però con il successivo Around the Fur (1997) che la band trovò la propria cifra definitiva: singoli come My Own Summer (Shove It) e Be Quiet and Drive (Far Away) aprirono loro le porte di un pubblico capace di scovare diamanti nel mare della nascente scena nu-metal. Con White Pony (2000), i Deftones si imposero come band d’eccellenza, superando per raffinatezza le proposte più muscolari di Korn e Limp Bizkit.
Il nu-metal, trasformato in un business milionario, non prevedeva la loro presenza. Chino Moreno e compagni decisero allora di intraprendere un percorso più “colto”: Deftones (2003), Saturday Night Wrist (2006) e Diamond Eyes (2010) mostrarono un gruppo intenzionato a sottrarsi alle facili produzioni del metal commerciale, preferendo parlare al proprio zoccolo duro di fedelissimi. Con Koi No Yokan, Gore e Ohms, i Deftones piantarono semi che sarebbero germogliati in un nuovo pubblico, giovane e privo di pregiudizi verso il nu-metal. Nel frattempo, il revival shoegaze li incoronò come padrini del genere, permettendo a una generazione di ragazzi di scoprire una discografia che, col senno di poi, non ha conosciuto veri passi falsi.
E arriviamo a oggi. Il mondo ha fatto pace con il nu-metal, mentre shoegaze e revival anni ’80 sono diventati mainstream. I veterani della scena alternative, da Quicksand a Hum, da Failure a Pygmy Lush, dimostrano che si può invecchiare restando rilevanti, e i Deftones non fanno eccezione. Con Private Music consegnano un lavoro che accontenta i fan di lunga data e allo stesso tempo sorprende i più giovani come fosse musica nuova, intensa, “pazzesca”. Non raggiunge le vette dei capolavori del passato, ma Carpenter, Cunningham e Moreno suonano compatti, convincenti, moderni senza piegarsi a mode effimere né a produzioni gonfiate. Variegato il giusto, denso di atmosfera, Private Music contiene almeno tre brani destinati a entrare nelle playlist essenziali della band.
I Deftones, per una volta dopo tanti anni avevano i riflettori puntati e non hanno sbagliato.
[Dale P.]
Canzoni significative: My Mind Is A Mountain, Souvenir, Departing The Body.
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