|
All’inizio avevo snobbato l’esordio delle Faetooth, quartetto femminile di Los Angeles: la loro stessa definizione di “fairy doom” mi era sembrata più una boutade che un manifesto. In un panorama saturo di uscite, le avevo accantonate in attesa di tempi migliori. Al Roadburn le avevo persino sacrificate a favore di band per me più urgenti, salvo poi raccogliere commenti entusiasti da chi era rimasto conquistato dal loro concerto. Date le premesse ho quindi lasciato una porta aperta e quando ho saputo che il secondo lavoro sarebbe uscito per Flenser ho definitivamente salvato la band fra gli ascolti del 2025.
Labyrinthine si è rivelato una piacevole sorpresa: un lavoro che solo tre giovani appassionate di estetica gotica potevano concepire. Pesante e cupo ma allo stesso tempo etereo, suonato con solida competenza e registrato con una profondità sonora che ne esalta ogni sfumatura. La cifra stilistica è nel contrasto: le linee vocali, sospese e intrise di dark wave, si intrecciano con una trama strumentale doom/post-metal di grande impatto. È questo gioco tra fragilità e potenza a fare delle Faetooth un progetto già riconoscibile.
Se da un lato Flenser dà spazio al femminismo abrasivo delle Ragana, dall’altro con le Faetooth ne esplora la dimensione più sognante, visionaria e incantata. Labyrinthine non è ancora un capolavoro, ma mostra una band in rapida maturazione, capace di parlare tanto ai giovanissimi quanto agli ascoltatori più smaliziati. Un nome da tenere d’occhio: la prossima volta potrebbero davvero sorprenderci.
[Dale P.]
Canzoni significative: October, White Noise.
|