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Nel 2013 le Savages furono tra le band che riportarono il post-punk inglese fuori dalle discoteche, riconsegnandolo al dolore delle camerette. Silence Yourself recuperava le cupezze dark e la calligrafia degli anni ’80, cancellando tutte quelle influenze funky che avevano caratterizzato il decennio precedente. La vita del gruppo non fu lunga, com’è giusto quando si vuole lasciare un segno forte, e la cantante Jehnny Beth (francese, all’anagrafe Camille Berthomier) si lanciò presto in una carriera solista. Prima una colonna sonora, poi con un buon disco a suo nome intitolato To Love Is To Live, quindi un album interlocutorio con Bobby Gillespie dei Primal Scream. Nel frattempo non sono mancate le collaborazioni di prestigio: Idles, Gorillaz, Trentemøller, Julian Casablancas, Tindersticks. Insomma, difficile negare che Jehnny sia stata una delle presenze più rilevanti dell’ultimo decennio.
You Heartbreaker, You sorprenderà chi era abituato a una versione più eterea e introspettiva della cantante: qui si rockeggia duro, tra metal, punk e industrial. Se dovessi darvi tre coordinate matte pensate ad un mix fra Poppy, Julie Christmas e i Nine Inch Nails. La critica più snob, che arriccia il naso appena sente odore di “tamarro”, probabilmente storcerà la bocca. Poco importa: il disco è grintoso, ispirato, prodotto divinamente e pieno di ottime canzoni.
Non c'è post punk, se non in qualche sporadico momento più introspettivo. Jehnny parte alla carica fin dall'iniziale "Broken Rib" e non si ferma per mezzoretta. Purtroppo la durata è scarsa ma nessuno ha mai avuto da ridire sulla durata di dischi metal e punk. Una proposta coraggiosa giustificata dall'alta qualità delle canzoni.
[Dale P.]
Canzoni significative: Broken Rib, Obsession.
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