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All'interno dell'universo post metal i Kayo Dot sono sempre stati quelli appartenenti alla galassia più lontana e sfuggente, incapaci di brillare costantemente e farsi raggiungere dai radar più sofisticati. Nati dopo lo scioglimento dei Maudlin Of The Well (band che sarebbe bello venisse ristampata) e dallo spostamento di Toby Driver da Boston a New York hanno sempre preferito l'approccio intellettuale a quello muscolare del genere scegliendo strade tortuose e contorte. Ma chi è curioso li ha sempre incrociati tra le label più attente: Tzadik, Robotic Empire, Hydra Head, Flenser e ora Prophecy.
Il loro “problema”, se così vogliamo chiamarlo, è sempre stata l’incoerenza sonora: ogni nuovo disco costringe a chiedersi se ci troveremo davanti a doom, metal, jazz, ambient o noise. Ma parlare di problema, in un contesto in cui la contaminazione è spesso il valore aggiunto, ha poco senso. L’ostacolo reale è semmai il modo insolito in cui queste suggestioni vengono messe insieme, sempre in maniera non convenzionale e spiazzante.
Lo dimostra bene Every Rock, Every Half-Truth Under Reason: lunghi brani ambient attraversati da urla disperate che ricordano un “black metal da cameretta” ma registrato con perfezione da studio; composizioni che guardano al dark jazz dei Bohren & der Club of Gore; una suite di respiro quasi neoclassico; e un finale che non sfigurerebbe in un disco degli ultimi Swans. Tutto suonato con maestria e registrato con cura maniacale.
Il risultato è affascinante e spossante allo stesso tempo: incoerente, arduo, sfidante, ma proprio per questo bellissimo. Come sempre, sarà compreso e amato dai soliti pochi coraggiosi in cerca di esperienze sonore estreme e fuori dagli schemi; tutti gli altri lo liquideranno come pretenzioso e cacofonico.
[Dale P.]
Canzoni significative: Oracle By Severed Head, Blind Creature Of Slime.
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