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Uno dei tanti benefici effetti del successo dei Turnstile è quello di aver riportato l'attenzione sui Quicksand, che facevano più o meno le stesse cose già nei primi anni Novanta. Dischi come "Slip" e "Manic Compression" sono stati amati, prestati e studiati da ormai due generazioni di appassionati di un hardcore che flirta con il rock alternativo. La formula, fatta di riff rocciosi ma mai roboanti, linee vocali urlate ma gentili, rallentamenti emotivi ed esplosioni decise, non ha bisogno di ritocchi ma, allo stesso tempo, ha avuto bisogno di decenni per essere compresa pienamente. Ora il sound di quei dischi è attuale e perfettamente in linea con le orecchie dei più giovani, un po' come è successo con i Deftones.
"Distant Populations", secondo disco del loro ritorno discografico, è stato nel mio lettore tanto quanto i dischi storici (e probabilmente dovrei, ogni tanto, far fare qualche giro anche a "Interiors"), forse persino di più. Un lavoro che ha ulteriormente cementato il songwriting di Walter Schreifels, eterno ragazzo per bene il cui curriculum vanta nomi come Youth Of Today, Gorilla Biscuits e Rival Schools.
Questo quinto disco non desta sorprese, ma consolida tutte quelle caratteristiche in cui Walter eccelle e che ho elencato sopra. "Bring On The Psychics" scorre veloce, immediato e fa venire voglia di formare una band. Molto ben suonato e ottimamente prodotto da Jon Markson, scelto per aver messo mano a dischi di Drain, Soul Blind, One Step Closer, Drug Church e Koyo, ovvero i figliocci dei Quicksand. La storia va avanti e di questa attitudine abbiamo sempre bisogno, anche solo per ricordarci che la direzione intrapresa dalle nuove generazioni è quella giusta.
[Dale P.]
Canzoni significative: Cool Guy, Regenerate.
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