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Senza entrare nelle questioni personali, il periodo successivo a Carboniferous è stato molto difficile per gli Zu. Un lavoro monumentale, capace non solo di rivaleggiare con le produzioni estere per suoni, tecnica e produzione, ma anche di giocare un campionato a sé per proposta musicale. Un disco che difficilmente potrà essere superato e che, proprio per questo, ha finito per schiacciare ogni possibilità di confronto per la band stessa.
Sono seguiti anni turbolenti, in cui i tre hanno tentato strade diverse. Il batterista molla la presa, gli altri due iniziano a vagare. Escono dischi strani, senza dubbio affascinanti, ma nei quali è difficile ritrovare quegli Zu che abbiamo tanto amato.
Dopo più di quindici anni, Luca Mai (sassofono) e Massimo Pupillo (basso) trovano finalmente una nuova consapevolezza e assoldano il miglior batterista possibile: Paolo Mongardi (Zeus!, Fuzz Orchestra, Transgender). E trovano anche il coraggio di affrontare quella montagna chilometrica che è stata Carboniferous. Ne studiano i confini, i passaggi più difficili, ne osservano il panorama. Capiscono che possono risalire, magari una montagna leggermente più bassa, meno impervia. E scoprono che questa nuova vetta ha un paesaggio persino più ricco.
Questa montagna si chiama Ferrum Sidereum ed è finalmente una cima importante dopo gli altipiani attraversati nei dischi precedenti. Luca e Massimo non hanno paura di suonare come Luca e Massimo, e Paolo dona loro nuove sfumature su cui lavorare, arricchendone il linguaggio senza snaturarlo. Ferrum Sidereum è un disco grande, denso e complesso, che riporta gli Zu a combattere in un campionato tutto loro.
[Dale P.]
Canzoni significative: Charagma, La Donna Vestita Di Sole
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