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Concerto NoFx - Millencolin - Me First & The Gimme Gimmes - Toy Dolls del 05/09/2005



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Concerto Rock In Idro

Milano

05/09/2005

Era uno degli eventi musicali più attesi dell’anno questo Rock in Idro. Il pubblico che ha (sovr)affollato l’Idroscalo di Milano ne è la principale dimostrazione. Per quanto mi riguarda, le attese sono state in parte deluse per i fattori più disparati che partono da alcune bands e arrivano all’organizzazione stessa di questa due-giorni. Tuttavia non è giusto fare di tutta l’erba un fascio dato che ci sono stati anche buoni segnali, uno su tutti l’interesse che il punk esercita tuttora su una (grossa) fetta del pubblico alternative.

Ma partiamo ora dall’ inizio della giornata presenziata dal sottoscritto.

Arriviamo in quel di Milano intorno alle 14 e dopo aver parcheggiato (al costo di 6 €!!!) la nostra macchina ci dirigiamo verso il festival. La temperatura è bollente. Qualche filo d’aria celestiale arriva sporadicamente. Era passato qualche anno dall’ultimo mio concerto punk (proprio i NOFX a Bologna) e mentre cammino provo un po’ di nostalgia nel vedere tutte queste persone colorate da capo a piedi. In ogni caso questo non è il mio diario segreto, tantomeno un personale amarcord. E’ una recensione. Proverò a rendere tale la mia testimonianza.

Giunto all’ interno dell’ idroscalo rimango sbalordito dalla marea di gente accorsa a questo evento. Le persone non si contano e siamo solo alle 14. La cosa degenererà nelle ore successive. Gli All American Rejects stanno già suonando e sinceramente non capisco la loro presenza nel cartellone. Il gruppo d’oltreoceano ci “allieta” con una miscela tra pop e “punk” (il meglio del peggio uscito dagli anni 90 a oggi). I loro suoni evocano quelle melodrammatiche colonne sonore da commediola americana (ambientata in un college possibilmente). Questi baldi giovani sono riusciti a con impegno a deturpare la loro musica usando talvolta una tastiera disorientata che quasi chiedeva pietà. Ho pensato a quel punto che dopo 5 ore ci sarebbero stati i NOFX. Questo mi ha dato la spinta necessaria ad andare avanti stoicamente.

Finita la loro esibizione mi dirigo verso lo spazio di Rocksound (anche quello inaspettatamente pieno) e rimango colpito positivamente dalla carica dirompente dei nostrani La Crisi. Il gruppo, reduce da qualche data negli States fa uscire dalle casse un suono violento accompagnato in tutte le direzioni dalle urla acide e sguaiate del cantante, che vagamente ricorda Lou Koller dei Sick Of It All. A lungo andare stucchevoli ,almeno per me, tuttavia gradevoli se presi a piccole dosi.

Ritorniamo ora al palco principale per lo show dei Toy Dolls. Questa è stata la vera rivelazione della giornata. La performance ,sotto un sole cocente, del trio inglese ha stupito i paganti (me incluso) e due irrequieti fans d’eccezione: Fat Mike e El Hefe dei NOFX (seduti ad un bordo del palco). I 45 minuti di concerto sono stati intensi e ricchi di sorprese. I tre non sono stati penalizzati affatto dai suoni e hanno tirato fuori dai loro strumenti un punk articolato e anomalo, in parte legato alle sonorità più rock (Status Quo è il primo nome che mi viene in mente) degli anni 80, evocati in parte dal loro look e dai loro atteggiamenti. Hanno dato prova delle loro più che buone doti tecniche con una personalissima rilettura della “Toccata e Fuga “ di Bach. Durante lo show non sono mancate le risate con i tre bizzarri musicisti/cabarettisti e soprattutto con una bottiglia di Lambrusco gigantesca (di plastica) che durante le note di “I’m a Lambrusco kid” ha sparato coriandoli sopra il pubblico delle prime file. Originali nel genere e autori di pezzi trascinanti e ben strutturati.

Dopo questa esibizione e durante i preparativi della successiva si inizia a respirare un’ atmosfera diversa. I prossimi nomi ,con tutto il rispetto per i precedenti, hanno un altro appeal. I primi di questa discreta lista d’attesa sono i Me First & The Gimme Gimmes. Applausi e grida accolgono queste 5 personalità rinomate e idolatrate in ambito punk (infatti i MFAGG sono formati da componenti di NOFX, Lag Wagon, Swingin’ Utters e ex-No use for a name.). Il loro show non delude le aspettative e tocca tutte (o quasi) le canzoni più belle del repertorio. E’ davvero un piacere vederli sul palco vestiti uguali con una buffa camicia hawaiana e notare che i 5 sono legati da una grande amicizia e suonano esclusivamente per divertimento. I pezzi che mi hanno colpito di più sono stati “Blowin’ in the wind” e “Over the Rainbow”, anche se l’apoteosi l’hanno raggiunta alla fine con una straordinaria e trascinante versione di “O sole mio”. Durante questa canzone si sentivano a malapena le parole di Spike Slawson per via del robusto coro sollevato dal pubblico. Se proprio devo trovare qualcosa di negativo dico i suoni, ma ovviamente questi sono indipendenti dai MFAGG che hanno fatto la loro eccellente figura.

Il sole picchia ancora forte nonostante siano le 18 e noi andiamo a stravaccarci sul prato, dallo spazio di Rocksound dopo aver mangiato qualcosa. Avevo bisogno di respirare e di rifocillarmi dopo le ultime due bands, per tanto mi sono perso i My Chemical Romance. Vi assicuro che una piadina in quella particolare situazione me li ha fatti dimenticare subito... A dirla tutta (e ripensando ai Toy Dolls) non avrei disdegnato neanche una bottiglia di Lambrusco e una Suicide girl…ma questa è un’ altra storia e poco conta ai fini di questo report.

Ebbri di gioia e con lo stomaco pieno ci ritroviamo così in mezzo all’ enorme folla che aumenta proporzionalmente al calar del sole. Ecco ora un altro nome molto atteso: i Millencolin. Prima che gli svedesi salgano sul palco qualche suicide girl improvvisa uno spogliarello. Il pubblico è incredulo e esagitato, e così iniziano a piovere complimenti ,discutibili nella forma, nei confronti delle ragazze. D’altra parte siamo tutti rudi e punk.

I 4 ,capitanati da Nikola Sarcevic, vengono accolti dagli applausi di molti fans e iniziano la loro avventura con un estratto dall’ ultimo disco. A mio avviso hanno abusato della pubblicità al nuovo lavoro (che non aggiunge nulla di diverso ai precedenti) e infatti diversi dei presenti fans di vecchia data sono rimasti un po’ delusi. Io personalmente reputo i Millencolin i peggiori della giornata. Da loro mi aspettavo molto di più.

Dai primi lavori hanno pescato poco e ,se è per questo, anche da un disco non troppo vecchio come “For Monkeys” (Burning Hearts, 1997). C’è stato qualche sprazzo di luce in questa esibizione buia (“Fox”, “Lozin must” e “Pepper”, ad esempio) però, se aggiungiamo che la produzione dei suoni è stata la meno riuscita della giornata; che i 4 svedesi hanno omesso completamente dalla loro scaletta i pezzi ska (impensabile davvero questa cosa…); che sono apparsi molto monotoni e poco convinti, riusciamo a capire che questo è stato uno show abbondantemente al di sotto delle aspettative. Dopo aver concluso il concerto ritornano fuori per un bis (tra l’altro anche qui non sono stati ripresi i pezzi classici), ma ormai è troppo tardi per riscattarsi nei confronti di un pubblico che applaude più per rispetto nei confronti di questa grande band, che per reale ammaliamento di quest’ora di musica.

Ora non si scherza più. I NOFX stanno per arrivare. Le acque cominciano ad agitarsi freneticamente. Chi corre verso la baracchina per bere e mangiare in fretta, chi invece (come me) si intrufola tra le file per vederseli vicino, chi è appena arrivato e inizia a spingere da dietro…insomma: un gran casino (comprensibile del resto). Così io mi ritrovo in seconda fila schiacciato da tutte le direzioni e il concerto deve ancora iniziare. Inizio a preoccuparmi. Dopo 20 minuti (intorno alle 20.30 previste dalla scaletta) la band di Fat Mike non è ancora presente sul palco, eccetto Eric Ghint (il batterista) che fa il sound check da sé! I roadies corrono da destra a sinistra per sistemare le strumentazioni in fretta al suon di fischi e insulti che arrivano dalle prime file. Quando si capisce che l’attesa sarà un po’ più lunga del previsto per via di un problema con la testata di Eric Melvin (chitarrista) iniziano ad entrare il chitarrista stesso e le suicide girl. Questa volta però l’accoglienza sfiora la misoginia perché i NOFX sono in ritardo e il pubblico (almeno i punkers più irrequieti) è nervoso e impaziente tanto da investire le ragazze con appellativi irriverenti.

Ore 20.45. I problemi con la testata non sono ancora stati risolti e insieme ai roadies è Melvin stesso ad occuparsene. Fat Mike e El Hefe intanto fanno il loro ingresso con un enorme boato e iniziano ad intrattenere il pubblico con 2 canzoni suonate individualmente (e con discorsi alquanto comici). El Hefe con la sua chitarra proporrà “No Woman no cry” . Prima di continuare a parlarvi del concerto vorrei spezzare una lancia a favore dei 4 californiani perché hanno dimostrato di essere le “anti-rockstars” e potevano benissimo tirarsela, come del resto altre bands (di spessore nettamente minore) fanno spesso. Grandi anche da questo punto di vista.

Ore 22. Finalmente la chitarra di Melvin inizia a dare segnali di vita. L’adrenalina dei fans è alle stelle. Dopo qualche scambio di battute tra Mike e El Hefe, quest’ ultimo attacca con l’intro di “Lineolum”. E’ un cataclisma. La potenza fomenta un pogo incredibile che raggiunge anche le persone davanti al mixer principale posizionato a diverse decine di metri dal palco. Tutti conoscono le parole, manco fossimo al concerto di un cantautore e i NOFX sono incredibili. Non fanno un errore, hanno dei suoni stupendi, le loro voci e la loro carica prorompente non risentono affatto della “vecchiaia”. Anzi, possiamo fare con loro il discorso del Vino buono.

Finita “Lineolum” molte persone ,me compreso, iniziano a retrocedere. Il pogo è violento e io voglio godermelo questo concerto. La seconda canzone è “Drugs are good”, inedito imprescindibile pescato da “HOFX” (Ep pubblicato nel 1996 su Fat Wreck Chords) e presente comunque anche nell’ ultima raccolta di inediti pubblicata (“45 or 46 songs there weren’t good enough”,2002, Fat Wreck Chords). Anche questa canzone emozionante. Quasi tra una canzone e l’altra i NOFX (per tutta la loro esibizione) ,attraverso la voce di Fat Mike, intonano un coretto sfottò che fa “Everybody hates us, nobody likes us: americans!”. In diversi passaggi del concerto viene tirata in ballo l’amministrazione Bush. Dopo “Franco un american” i NOFX strabiliano i fans con un loro cavallo di battaglia. Al grido di Fat Mike: “Don’t call me white” il pubblico risponde con un coro che cancella momentaneamente i NOFX dal tanto che è forte. Una cosa da brividi. Sicuramente il passaggio più emozionante del concerto. Il presidente degli USA viene beccato nuovamente in una parte del concerto dedicato a qualche canzone della durata di una trentina di secondi (“Monosyllabic Girl”, “Six Pack Girl”, “Hobophobic” …) precisamente in “Murder the governament” dove Mike storpia su misura per Bush una frase :“I wanna see my president shot dead”.

Il quartetto californiano presenta inoltre un nuvo pezzo dedicato all’ Italia il cui titolo è tuttora un mistero. Rassicuro i fans più ortodossi dicendo che “la canzone del Belpaese” non è presente in nessuna pubblicazione dei NOFX (tra dischi, ep, compilation ecc.).

Dopo una quindicina di minuti dai ritmi punk/HC elevati trova il suo tempo anche il reggae. E’ incredibile come questa band riesca ad abbracciare tanti generi e a suonarli tutti degnamente. “Radio” , la cover dei Rancid presente nello split con quest’ultimi, ci fa ballare, cantare e sognare.

Il concerto continua con pezzi da “So Long and thanks for all the shoes…”(Epitaph, 1997), “The war on Errorism” (Epitaph, 2003), “Punk in Drublic” (Epitaph,1994) e addirittura “White trash, two ebbs and a beans (Epitaph, 1992) con il classico “Stickin’ in my eyes”. Viene inoltre presentato un nuovo inedito ,molto bello, “There’s no fun in fundamentalism” che potete trovare facilmente nell’ ultimo “punk-O-rama (Vol. 10)” (Epitaph, 2005) oppure nell’ Ep del mese di Aprile. Per chi non lo sapesse, i NOFX hanno deciso per un po’ di non fare dischi ma di pubblicare un Ep ogni mese. Il primo è uscito a Febbraio (per info visitate www.nofxofficialwebsite.com ).

Ore 22.45. Inizia ora il momento più triste della giornata. Dopo “Idiot song of an asshole” (dedicata ancora a Bush) il gruppo saluta i paganti increduli e lascia il palco. Per colpa di quel guasto iniziale, ai NOFX non è stato concesso alcun recupero. Questa è una vergogna (Con tutto il rispetto per i fans degli Ska P) perché molte persone erano arrivate a Milano unicamente per i NOFX. La tristezza e la rabbia è ben palpabile tra i volti dei giovani punkers. Quello che è senza ombra di dubbio il gruppo punk migliore della nostra generazione ha suonato poco più di mezzora. Molti venuti lì esclusivamente per loro escono dall’ impianto (io incluso) indignati, stanchi e sporchi.

Mi rimane un pensierino per l’organizzazione: ma che senso aveva mettere ultimi gli Ska P? Lo sapevate che i NOFX hanno un seguito molto numeroso e fedele? Lo sapevate che ,diversamente dagli Ska P, i NOFX non venivano in Italia da qualche anno?

Questo ,lo ripeto, lo dico con tutto il rispetto per gli Ska P e per i loro fans.

Alla fine rimane molta amarezza in bocca anche perché i NOFX stavano regalando tante emozioni (senza aver ancora scomodato tanti cavalli di battaglia) e ,per quel poco che hanno suonato, hanno lasciato nei miei ricordi uno dei concerti più belli visti dal sottoscritto. Peccato.

[Tommy Gun]

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