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Octavarium - Dream Theater (Atlantic)

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Dream Theater - Octavarium
Voto:
Anno: 2005
Produzione:
Genere: metal / progressive /
Scheda autore: Dream Theater



Certamente i Dream Theater non hanno bisogno di recensioni. I fan (italiani) comprano ogni nota suonata dalla band il giorno stesso in cui viene pubblicata e, soprattutto, non tollerano critiche. Se pensate che non sia vero fatevi un giro su Usenet o nei miliardi di forum che popolano la rete.

Allo stesso modo i detrattori della band sono altrettanto ridicoli, dimostrando, spesso, di non aver ascoltato niente oltre al nome del gruppo.

La veritÓ Ŕ, quasi certamente, nel mezzo. I Dream Theater sono uno dei pochi gruppi che mantengono in vita e aggiornano la stagione del progressive/pomp rock degli anni 70. E lo fanno dichiaratamente, senza voler essere sperimentali e strani a tutti i costi. Ci buttano in faccia la loro abilitÓ tecnica, il loro citazionismo palese (altrimenti la citazione non viene colta) e i loro tre tipi di canzone: melodico-ruffiano, potente-ma-non-troppo e strumentale-sborrone.

Octavarium non rivoluziona il sound della band, semplicemente mette in maggior risalto la figura di LaBrie, forse la persona di maggiore gusto nei Dream Theater. A livello strumentale Petrucci, rispetto al precedente Train Of Thoughts, compie un passo indietro tornando a "soli" pi¨ umani e orecchiabili mentre Rudess Ŕ maggiormente presente in orchestrazioni e atmosfere pi¨ che a cercare di superare in velocitÓ la chitarra.

Portnoy Ŕ sempre uguale a sŔ stesso e prevedibilissimo ma sempre piacevole da ascoltare mentre Myung Ŕ inutile e poco incisivo come al solito.

Il disco, in sostanza, si fa ascoltare pi¨ che volentieri anche grazie alla maggiore cura verso la "forma canzone" tenendo per l'ultimo brano di 23 minuti tutti gli esercizi di teoria e solfeggio sparati a mille e i pruriti prog/pomp pi¨ kitch.

[Dale P.]

Canzoni significative: The Root Of All Evil, Panic Attack.

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