´╗┐

Home [ Recensioni ] News Speciali Live Reports Etichetta Negozio Radio Festival
  [ rock ] metal punk indie experimental pop elettronica

Wars Of The Roses - Ulver (Kscope)

Ultime recensioni

Sons - Family DinnerSons
Family Dinner
Shock Narcotic - I Have Seen The Future And It DoesnShock Narcotic
I Have Seen The Future And It Doesn't Work
Eye Flys - ContextEye Flys
Context
Show Me The Body - Dog WhistleShow Me The Body
Dog Whistle
Algiers - There Is No YearAlgiers
There Is No Year
The Night Watch - An Embarrassment of RichesThe Night Watch
An Embarrassment of Riches
Low Dose - Low DoseLow Dose
Low Dose
Salvation - Year Of The FlySalvation
Year Of The Fly
Lungbutter - HoneyLungbutter
Honey
Matana Roberts - Coin Coin Chapter Four MemphisMatana Roberts
Coin Coin Chapter Four Memphis
Cloud Rat - PollinatorCloud Rat
Pollinator
Cryptae - VestigialCryptae
Vestigial
Hissing Tiles - BoychoirHissing Tiles
Boychoir
Vanishing Twin - The Age Of ImmunologyVanishing Twin
The Age Of Immunology
Buildings - Negative SoundBuildings
Negative Sound
Alpha Hopper - Aloha HopperAlpha Hopper
Aloha Hopper
Rustin Man - Drift CodeRustin Man
Drift Code
Poppy - I DisagreePoppy
I Disagree
Body Hound - No MoonBody Hound
No Moon
Girl Band - The TalkiesGirl Band
The Talkies

Ulver - Wars Of The Roses
Voto:
Produzione:
OriginalitÓ:
Tecnica:

Anno: 2011
Produzione: Jaime Gomez Arellano
Genere: rock / sperimentale / elettronica



Gli Ulver sono uno dei gruppi piu' innovativi ed imprevedibili che la musica ci offre da parecchi anni a questa parte; la butto giu' pesante, ma e' cio' che penso.

Come molti, e credo non tutti, sanno, partiti da un trittico di album prettamente orientati verso lidi metal (black, folk per la precisione) si inabissarono, tutto d'un tratto in territori impensabili per una band squisitamente estrema come loro: rifiutarono ogni forma di intrappolamento di genere per scandagliare le zone piu' aride e sperimentali della musica elettronica (da "Nattens Madrigal", autentico capolavoro black metal, a "Themes From William Blake's The Marriagge Of Even and Hell", altro capolavoro ma che era tutt'altro che metal, mischiando rock industriale, ambient, elettronica, musica jazz, musica da camera, passarono soltanto 2 anni, ma fu come se fossero trascorsi secoli, tanto e' il distacco tra l'uno e l'altro). Ed andarono avanti cosi', tra colonne sonore per film improbabili e fuori da schemi convenzionali, ad altri capolavori (Perdition City - trip hop con influenze jazz da brivido - e Blood Inside - raschiante introverso ingarbugliamento di avanguardia elettronica, rock e prog settantino - da una parte, e Shadows of The Sun - ambient noir, bagnata da rigogliosi accenni jazz d'emozione improponibile - dall'altra).

Fino ad oggi, in un periodo in cui il buon genio Garm ha deciso finalmente di far uscire allo scoperto la sua creatura con concerti vari, assemblando una line-up che vede l'aggiungersi di quell'altro genio che sta alla base dei misconosciuti Guapo: Daniel O'Sullivan; facendo uscire, dopo 3 anni, questo altro tassello meraviglia dal nome "Wars of the Roses".

Come detto, da quando abbandonarono i sentori black e metal, non si sa piu' cosa, ad ogni uscita, il gruppo ci possa proporre, cambiando direzione ad ogni uscita discografica. Anche questa volta le attese su una nuova forma musicale espressiva sono state rispettate, anche se in parte: e' un tassello importante della loro carriera, che azzerderei definire d'assestamento, dove vengono presi spunti da ogni album post '98 della band stessa, per creare un qualcosa di chiaro stampo "tributo" anche se le novita' non mancano, ed e' ovvio che sia cosi'.

Si sentono echi da "Perdition City" (la meravigliosa Island) da "Themes from WilliamÔÇŽ" (la voce femminile di Providence e le percussioni quasi industrial di quest'ultima), da "Blood Inside" soprattutto (l'avanguardia elettronica e prog delle superbe september IV, la stessa Island, e l'opener february MMX) e da "Shadows of the Sun" ovviamente (l'ambient spettrale e metafisico di brani quali Norwegian Gothic, e la meraviglia finale che risponde al nome di Stone Angels), tutti mescolati a creare cio' che gli Ulver, con le loro mille facce, sanno donarci: emozioni di alto livello.

Le novita' stanno tutte nella facile presa che questi brani hanno sull'ascoltatore: mai prima d'ora la fluidita' era stata cosi' di casa, le composizioni risultano snelle, emozionanti, ma si liberano di quella pesantezza che permeava i precedenti lavori, facendoli elogiare come lavori solo per pochi eletti. Piu' commerciale (nel senso buono del termine), piu' fruibile, meno elitario, pop quasi in alcuni frangenti, con emozioni ed atmosfere viscerali e caldissime, capaci di donarci pace, malinconia, spiritualita', cupe illusioni.

Gli Ulver sono tornati, non con il solito capolavoro, ma con un'album di transizione, e questo s'era capito, ma pur sempre pieno di quell'anima avvolgente e misteriosa che sanno donare solo loro, geni incontrastati della musica contemporanea.

[Lucio Leonardi]

Canzoni significative: tutte

Questa recensione Ú stata letta 1626 volte!
Voto utenti:
Vota Questo Disco:


Altre Recensioni

Ulver - Shadows Of The SunUlver
Shadows Of The Sun

Live Reports

12/11/2011ParmaTeatro Regio
12/04/2012TilburgRoadburn 2012 Day 1

NEWS


02/10/2014 I Dettagli del Cofanetto Retrospettivo
12/02/2011 Ascolta February MMX
30/11/2010 Nuovo Album nel 2011

tAXI dRIVER consiglia

Ulver - Wars Of The RosesUlver
Wars Of The Roses