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Sedentary - American Heritage (Translation Loss)


American Heritage - Sedentary
metal / alternative / hardcore

Voto:
Produzione:
OriginalitÓ:
Tecnica:

Voto utenti (239):

Produzione: Sanford Parker
Anno: 2011




Se la svolta melodica degli ultimi Mastodon non v'e' proprio andata giu', potete rifarvi i timpani con questi quattro brutti ceffi di stanza a Chicago. Gli American Heritage suonano proprio come avrebbero potuto suonare i quattro nuovi eroi della Generazione Guitar Hero se avessero continuato a bastonare sulla scia del loro capolavoro assoluto, ovvero "Leviathan". E la cosa non e' del tutto casuale: le due band infatti, oltre a diverse date live, dividevano un 7" nel 2003 per la defunta Delboy Records, un brano a facciata ciascuno con i Mastodon impegnati in una cover di "Emerald" dei Thin Lizzy. Inoltre, in questo "Sedentary" Bill Kelliher suona un assolo - che parte bene ma poi si tramuta in un ricamino anonimo - in "Fetal Attraction". C'e' quindi uno stretto rapporto tra i due gruppi che va oltre la consanguineita' stilistica.

Se pero' i Mastodon non hanno mai nascosto il loro amore per l'Heavy Metal classico, gli American Heritage stanno piu' dalle parti dell'hardcore e traggono non poco da assassini sonori come Botch, Coalesce e Deadguy, e nei frangenti piu' spinti e tendenti al death metal si sente lo zampino degli Entombed.

Sono feroci e brutali, strizzano il collo talmente forte da far schizzare via gli occhi dalle orbite col loro metal-core granitico e senza alcune pretese innovative. Nonostante l'ottimo bagaglio tecnico in dotazione ai nostri, c'e' molta "ignoranza" nella loro musica e questo ci piace. Non ci sono concessioni ad un approccio piu' catchy e si sente che ogni singolo passaggio trasuda ferocia pura, per niente artefatta.

"Sedentary" giunge cinque anni piu' tardi dall'eccellente "Millenarian", album che aveva attirato sul gruppo le attenzioni dei cultori del post-hardcore. In questo lustro l'unico segno di cambiamento nel codice sonoro degli American Heritage risulta un cantato meno screamato ma pur sempre oltranzista, piu' vicino alla sfrontata aggressivita' di King Buzzo dei Melvins. E proprio in "City Of God" i nostri paiono dei Melvins ultra-core - ma anche "Abduction Cruiser" non scherza a melvinsianita'.

Gli American Heritage hanno il rifferama serrato e furibondo che non disdegna qualche sdoppiamento tonale, le accelerazioni iper-motorheadiane e le strutture prog-metal compresse proprio come nei Mastodon, senza dimenticare quei rallentamenti dove sbucano arpeggi dissonanti e stranianti che stanno dalle parti dello sludge-core.

In ogni brano suona un bassista diverso e tra gli altri figurano il prezzemolino Sanford Parker - che produsse "Millenarian" - e Rafa Martinez dei Black Cobra.

Non suonano nulla di originale e a momenti puo' sembrare che abbiano pure qualche profondo deficit di personalita' (in "Vessels/Vassals" sembra un brano scritto da indovinate chi?), ma hanno il tiro e la testardaggine giusta che il genere richiede per essere credibili.

Ok, derivativi, ma cinghiano come dei satanassi. Vi pare poco?

[Marco Giarratana]

Canzoni significative: Vessels/Vassals, City Of God, Tomb Cruise, Abduction Cruiser, Wwdhd.


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