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Technology Won't Save Us - Sophia (Flower Shop)


Sophia - Technology Won't Save Us
Voto:
Anno: 2006
Produzione:
Genere: indie / pop / rock



Il secondo progetto musicale dell'ex God Machine Robin Proper Sheppard è stato, nel periodo di fine millennio, una delle realtà più riuscite di quel panorama a cavallo tra il cantautorato indipendente e il rock elettracustico dell'era post-grunge. Da qualche anno la creatura di chi, tra alti e bassi, ha dato alla luce nella sua carriera almeno tre lavori 'a cinque stelle' sta cambiando (molto lentamente) pelle. Viene meno sempre più il preponderante assetto voce-chitarra, a favore di un range stilistico più vasto, ma anche incerto nelle sue incursioni elettroniche e orchestrali.

La fatalista 'Technology won't save us', titletrack in apertura a quest'ultima fatica, è quanto di più vicino alle atmosfere apocalittiche di 'Scenes from the second storey' offertoci dal nuovo corso del songwriter inglese. Riuscitissima, ma terribilmente fuori luogo nell'introdurre un disco che orbita ancora attorno all' autoindulgente malinconia di 'People are like seasons'... suona come una conclusione prima della premessa. Il bersaglio emotivo del disco spazzato via dopo tre minuti.

Dopo l'assalto radiofonico di 'Pace', poco più che una mediocre rivisitazione di 'Waiting for my man', inizia il percorso vero e proprio in una serie di canzoni spesso ispirate e intense, tra cui spiccano le gradevoli 'Where are you now' e 'Lost'. Shepard difficilmente perderà la capacità di emozionare il suo pubblico, perchè ha dalla sua parte il grande dono della semplicità compositiva, unita ad un talento indiscutibile per la scrittura vocale. Poco stimolante ma parzialmente riuscito é l'intermezzo strumentale di 'Twilight at the hotel Moskow': il post-rock non è proprio la forma espressiva più calzante per l'autore.

Questo disco varrebbe molto meno senza quella gemma eccezionale che è 'P.1\P.2': questo brano non avrebbe sfigurato in quel capolavoro dalla copertina tutta bianca che segnò la fine prematura di una leggenda underground. Ascoltando poi la trascurabile sessione strumentale in chiusura si è, fortunatamente, ancora permeati dalla stordente magia di questa splendida canzone.

In definitiva un lavoro onesto, ma tremendamente mal assemblato e discontinuo.

[Morgan]

Canzoni significative: P.1\P.2, Where are you now, Technology won't save us.


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