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The Agent That Shapes The Desert - Virus (Duplicate)

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Virus - The Agent That Shapes The Desert
Voto:
Produzione:
Originalità:
Tecnica:

Anno: 2011
Produzione:
Genere: metal / alternative / progressive



I Virus non sono un ascolto adatto a chi ricerca certezze e fisionomie melodiche di facile intelligibilita'. Il loro e' un rock escoriante che sgorga direttamente dalla sorgente dell'hard-prog dei primi anni Settanta, con la sacra benedizione degli High Tide. Rimane comunque un sound niente affatto anacronistico poiché possiede un nucleo gelido tipicamente norvegese, non vorremmo definirlo "black" ma il mood non ne e' un lontanissimo parente. D'altronde Carl-Michael Eide, cantante/chitarrista dei Virus e noto ai piu' come Czral, con l'avant-prog dei suoi Ved Buens Ende qualcosina da spartire con l'efferata tradizione black metal l'aveva.

Come i precedenti "Carheart" (Jester Records, 2003) e "The Black Flux" (Season Of Mist, 2008), "The Agent That Shapes The Desert" e' un album oscuro e claustrofobico che lascia in bocca un'insopportabile acidita'. La voce di Czral e' declamatoria e ricorda a momenti i Candlemass; il basso striscia su serpeggianti sentieri disseminando un veleno che corrode il terreno, ma il pregio dei Virus, oltre ad una ragione sociale che non raccogliera' di certo simpatie tra gli ipocondriaci, e' lo sferragliante impianto chitarristico che conduce all'estremo le asperita' dei Voivod ("Red Desert Sand" viene da "Nothingface" e "Phobos"), processandole poi con una malvagita' psichedelica che si fa spazio in un diabolico mantra jazzato. Dissonanze che grondano e schizzano in ogni dove, spinte con una malvagia forza centrifuga da accordi rancidi perennemente in minore che si conficcano nei timpani come un pericoloso insetto dalle laceranti tenaglie. A qualcuno potrebbero persino risultare disturbanti.

"The Agent That Shapes The Desert" e' quindi un viaggio nell'abrasione sonora che non conosce soluzione di continuita'. I Virus dimostrano non solo di voler sferrare attacchi letali alla psiche dell'ascoltatore, ma di cercare con ostinazione il contatto fisico: "Parched Rapids" (ancora i Voivod a ronzare), "Continental Drift" e "Chromium Sun" vanno spedite come delle asfaltatrici; "Dead Cities Of Syria" sembra una soffocante gabbia generata dai tentacoli di una gigantesca medusa. A dare un tocco in piu' a "The Agent That Shapes The Desert" ci pensa Krystoffer Rygg degli Ulver, che compare per una breve strofa di "Call Of The Tuskers", dove riecheggiano i Mastodon piu' epici.

Poco altro la' fuori puo' provocarvi tre quarti d'ora di un cosi' sadico piacere.

[Marco Giarratana]

Canzoni significative: Chromium Sun; Dead Cities Of Syria; Parched Rapids; Call Of The Tuskers.


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