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My Dying Bride - A Line of Deathless Kings (Peaceville)

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My Dying Bride - A Line of Deathless Kings
Titolo: A Line of Deathless Kings
Etichetta: Peaceville
Anno: 2006
Produzione:
Genere: metal / doom / gothic

Voto:



Chi era rimasto deluso dal precedente 'Songs of darkness, words of light' non troverà di certo conforto in questo nuovo capitolo dei doomsters albionici My dying bride; la band, lontanissima ormai dal livello qualitativo raggiunto in passato, si ricicla sistematicamente in una contorta e macchinosa collezione di riff, senza portare a segno un solo brano. Il lato peggiore della faccenda è, purtroppo, che questo accade ormai da almeno 3 o 4 episodi (fatta eccezione forse per il discreto 'The dreadful hours'), come se il gruppo avesse trovato una 'seconda navigazione' nel riproporre gli elementi più prevedibili e manieristici del proprio repertorio.

Si parla molto di maturità, di raffinatezza, di coerenza, quando si cerca di giustificare una band ormai giunta al capolinea. Specialmente se si tratta di intoccabili. E forse qualcosa di maturo c'è veramente, nascosto tra questi solchi.

Tanto per cominciare la traccia in apertura promette (vigliaccamente) un disco di melodie emozionanti. E poi sembra che, dopo tanti anni, lo spettro emotivo del tenebroso vocalist Aaron Stainthorpe si sia finalmente ampliato (egli rimane il punto di forza del progetto, osacchiando qua e là un vocalizzo fuori dalla retorica). L'uso delle tastiere e dei droni è, come di consueto, decisamente 'avanti' per un combo metal così conservatore, e meno male: se così non fosse apparterrebbero forse ad un'altra categoria commerciale e qualitativa.

E' chiaro che gli aspetti 'freschi' di quest'album evidenziano non tanto una volontà di evolversi (ascoltate '34,788%... complete' se cercate sperimentazione in questo senso), quanto uno sforzo terrificante e paradossale di non suonare identici a se stessi, pur mantenendo intatto praticamente TUTTO il sound. Se ti autociti così devi concentrarti totalmente sul songwriting e sugli arrangiamenti, invece:

- i riff si susseguono senza un minimo di logica espressiva e paiono composti in un momento qualsiasi tra l’85 e l’86. E per favore non parliamo di ‘sperimentazioni progressive’.

- In alcuni passaggi il drumming è imbarazzante nel suo cattivo gusto (doppio pedale fuori luogo - dinamica pari ad una drum machine).

- Il chitarrismo di Janick Gers (!) è più interessante (e vi sfido a trovare un chitarrista più insulso).

I fans sanno ormai cosa aspettarsi, lo comprino pure.

[Morgan]

Canzoni significative: To Remain Tombless.



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