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Daughters - Daughters (Hydrahead)


Daughters - Daughters
post-hardcore / noise / math

Voto:
Produzione:
Originalità:
Tecnica:

Voto utenti (231):

Etichetta: Hydrahead
Produzione: Kaith Souza
Anno: 2010




I più accorti già sapranno chi siano i Daughters. Sanno che non sono esattamente personaggi di primo pelo perché stanno in giro da quasi una decina d'anni e proprio di recente due membri fondatori hanno mollato la band, il bassista Samuel Walker ed il chitarrista Nicholas Sadler. È probabile che l'avventura del gruppo si chiuda qui, con un album d'esordio per Robotic Empire e due, questo omonimo incluso nel conteggio, per Hydra Head. Chi, prima d'oggi, non sapeva invece dell'esistenza delle quattro "figliolette" (ma sono tutti maschietti in line-up) si prepari a farsi investire da un concentrato escoriante di math-core, noise e colate di patterns elettronici che aumentano pericolosamente il battito ritmico, quando necessario. Immaginate i Quicksand che fanno a cazzotti coi Wolf Eyes, aggiungete un po' dell'irruenza dei Refused, le dermatiti dei Parts & Labor e il delirium tremens dei Locust. Vi piace la mistura? Bene, servitevene pure, anche se il sapore potrebbe differire leggermente da quello supposto, perché i Daughters sono una centrifuga anarchica che simula un disordine urbano pauroso. Smembrano tutto il filone dell'indie newyorkese e lo rivisitano secondo gli stilemi di un grind geneticamente modificato che, in episodi come "Our Queens (One Is Many, Many Are One)", "Sweet Georgia Bloom", "The First Supper", The Theatre Goer" e "The Hit" dà vita a Frankenstein con in mano un defibrillatore sonoro. Nonostante ciò, l'apparato strutturale di queste nuove otto composizioni si rivela un pizzico più intelligibile rispetto ai precedenti "Canada Songs" e "Hell Songs", vi lasciamo quindi immaginare di cosa fossero capaci i quattro ragazzacci di Rhode Island in quelle circostanze. Hanno abbandonato ogni traccia di screaming hardcore nel cantato, ma per carità, non siate tanto tonti da aspettarvi melodie o chissà quale altro sostegno che vi guidi a tracciare la mappa di questo disco, ad imbattervi in un cortocircuito cerebrale ci mettereste un nanosecondo. Il consiglio è quindi molto semplice: o li prendete con le molle, o li prendete con le pinze. Dovete soltanto scegliere l'attrezzo a voi più adatto.

[Marco Giarratana]


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