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There's No 666 in Outer Space - Hella (Ipecac)


Hella - There's No 666 in Outer Space
rock / progressive / indie

Voto:
Produzione:
Originalità:
Tecnica:

Voto utenti (248):

Etichetta: Ipecac
Produzione:
Anno: 2007




Dopo il culto underground, i dischi acustici, quelli elettronici e quelli "divisi in casa" arriva il mostro prog.

Un mostro che potremo prendere come uno scherzo, una curiosità per i fan, una sperimentazione fuori dalle righe. Un vezzo del tipo "chissà come sarebbero i nostri pezzi se fossero suonato da una vera band". Se così fosse non ci sarebbe problema: bolleremmo "There's No 666 in Outer Space" come un prodotto adatto ai curiosi, magari cercando di tirare fuori una discussione sul fatto che in fondo, sotto voce, seconda chitarra e basso, Zack Hill e Spencer Seim stiano continuando a fare le stesse cose di un tempo.

C'è un però, ovvero una grossa puzza di truffa che circonda il tutto. Il disco è la prima uscita del 2007 della Ipecac di Mike Patton, quindi una bella priorità degli uffici stampa. In secondo piano l'album non è altro che una brutta imitazione dei Mars Volta. Se poi contiamo che già i Mars Volta stanno iniziando a stufarci il quadro è completo. Ovvero che dopo "In The Absence Of Truth" questo è il secondo pacco che ci tira la Ipecac.

Consideriamo inoltre che attualmente i Mars Volta godono del credito di tutti, possiamo quasi giurare che questa sia una mossa di marketing bella e buona. Niente in contrario, sia chiaro, di qualcosa bisogna pur campare. Il problema è quando perdiamo una band per cattivo gusto nei riferimenti (come successe, guarda caso, agli Isis). Questo perchè la voce del nuovo arrivato Aaron Ross è un fastidioso incrocio fra Les Claypool e Cedric Bixler, incapace di chiudere la bocca e riprendere fiato almeno per un secondo.

La musica è essenzialmente un vorticoso math-prog-rock in cui i due Hella suonano essenzialmente come hanno sempre fatto per anni, aggiungendo qualche apertura per dare un vago senso di ritornello o bridge. In questo marasma sonoro di dubbio gusto non c'è un passaggio degno di nota, nè qualcosa che stimoli ulteriori ascolti, se non il chaos che alberga all'interno di queste strutture traballanti.

Un disco che si spiegherà col tempo: io voto per lo scherzo, purtroppo temo che sia un nuovo corso a tutti gli effetti.

[Maso]

Canzoni significative: The Ungratefully Dead.


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