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Uh Huh Her - PJ Harvey (Island)

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PJ Harvey - Uh Huh Her
Voto:
Anno: 2004
Produzione:
Genere: rock / alternative /
Scheda autore: PJ Harvey



E siamo a 7. 7 dischi a suo nome. E sono anche 12. 12 anni dall'esordio. Sembra ieri che Pj Harvey era la ragazza arrabbiata nel periodo grunge. Sembra ieri che è uscito "To Bring You My Love" e invece sono già passati 4 anni dall'ultimo "Stories From The City, Stories From The Sea". In 12 anni Pj Harvey si è pure trasfomata da brutto anatroccolo a splendido cigno. Ed è diventata una istituzione.

Non sbaglia un colpo, non esiste opera di Polly che non sia meno che buona. E se andiamo a vedere il quadro delle collaborazioni il quadro risulta maggiormente positivo.

"Uh Huh Her" (che vince il premio di titolo più orribile della storia, alla pari della sua copertina!) è un disco spettrale e particolarmente desertico. Pj ha certamente subito gli umori delle Desert Sessions a cui ha partecipato. Chitarre iper sature, ritmi indolenti, melodie stonate. Il disco nasce sotto forma di demo reso successivamente presentabile per la pubblicazione.

E' un disco con due faccie, quasi fosse stato pensato per il vinile. La prima parte è rock, la seconda intimista. Questa divisione rende maggiormente problematico il tuffarsi nell'asperità di brani come "The Desperate Kingdom Of Love" o "It's You" in cui Polly si accompagna solo dalla sua voce e dalla sua chitarra. Risultano questi però i brani più interessanti. La Harvey si mette completamente a nudo, spesso nascondendo la voce su accordi suonati con maggiore volume.

E' giusto però che si sia preparata dei brani da portare live e nella prima parte ne troverete un bel po'. "The life and death of mister badmouth" ha il tipico incedere dei brani di "Bring You My Love", "Shame" è orecchiabile, "Who The Fuck" e "The Letter" sono puro robot-rock di scuola Homme, "The Pocket Knife" sarebbe bella sentita cantata da Mark Lanegan. Poi via via il disco mostra ombre e oscurità in cui l'unica luce è la voce di Pj Harvey.

Un disco che al di là dell'orecchiabilità della prima parte risulta ostico e stimolante via via che si prosegue. Consigliatissimo, ma non il capolavoro imprescindibile di cui molti hanno scritto.

[Dale P.]

Canzoni Significative: The Letter, Who The Fuck, The Slow Drug.


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