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Eparistera Daimones - Triptykon (Century Media)

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Triptykon - Eparistera Daimones
Voto:
Produzione:
Originalità:
Tecnica:

Etichetta: Century Media
Anno: 2010
Produzione: V. Santura
Genere: metal / black metal / doom



Il mondo, attraverso gli occhi di Thomas Gabriel Fischer, è una gabbia avvolta dal male, soffocata dalle gigantesche ali del demonio che osserva il disfacimento della razza umana. Menzogna su menzogna l'umanità perirà, declama senza mezzi termini il leggendario musicista elvetico e non gli diamo affatto nessun torto.

Reincarnatosi in questa nuova creatura dopo la sua dipartita dai seminali Celtic Frost, Fischer porta a compimento ciò che con l'ultimo full-length della sua vecchia band, "Monotheist", aveva forgiato. "Eparistera Daimones" è un lento sprofondare negli abissi dell'inconscio, un progressivo risucchio dell'anima nelle fiamme degli inferi. L'anatomia è quella di "Monotheist": un doom-metal dalle maligne venature gotiche e decadenti, asfissiante nel suo espandersi come il veleno in circolo nel sangue. Le chitarre mantengono un taglio chirurgico ma non disdegnano qua e la alterazioni dissonanti che conferiscono ai giri un aspetto più straniante ed inquietante. Il lungo incipit arpeggiato di "In Shoruds Decayed" materializza una cupa foresta dagli altissimi alberi immersa in un gelo notturno scandito da un aberrante crimine. "A Thousand Lies" dà invece libero sfogo alle pulsioni più animalesche del combo, sfogandosi in un incalzante death metal; "My Pain" è una piccola zona di decompressione ai limiti di un sogno nel dormiveglia.

Il tono ieratico e sepolcrale dell'intero lavoro insinua un subdolo senso di disagio, un sentimento alieno e agghiacciante, proprio come le creature della copertina, opera di Hans Rudolf Giger. Unico difetto è semmai l'eccessiva, a tratti anche ostinata, ortodossia di uno stile ormai ben noto ai fans di Fischer che si distende in ben settantadue minuti filati d'incubo. Siete capaci a reggere?

[Marco Giarratana]

Canzoni significative: Goetia; In Shrouds Decayed; A Thousand Lies.

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