´╗┐

Home [ Recensioni ] News Speciali Live Reports Etichetta Negozio Radio
  [ rock ] metal punk indie experimental pop elettronica

Oceansize - Self Preserved While The Bodies Float Up (Superball)

Ultime recensioni

Galg - TeloorgangGalg
Teloorgang
Haunted Plasma - IHaunted Plasma
I
Louvado Abismo - Louvado AbismoLouvado Abismo
Louvado Abismo
Ulcerate - Cutting The Throat Of GodUlcerate
Cutting The Throat Of God
Sumac - The HealerSumac
The Healer
Uboa - Impossible LightUboa
Impossible Light
The Obsessed - Gilded SorrowThe Obsessed
Gilded Sorrow
The Crypt - The CryptThe Crypt
The Crypt
Gnod - Spot LandGnod
Spot Land
Greenleaf - The Head And The HabitGreenleaf
The Head And The Habit
Robot God - Portal WithinRobot God
Portal Within
Earth Tongue - Great HauntingEarth Tongue
Great Haunting
Darkthrone - It Beckons Us AllDarkthrone
It Beckons Us All
Shellac - To All TrainsShellac
To All Trains
Julie Christmas - Ridiculous And Full Of BloodJulie Christmas
Ridiculous And Full Of Blood
Dodsrit - Nocturnal WillDodsrit
Nocturnal Will
Black Pyramid - The Paths Of Time Are VastBlack Pyramid
The Paths Of Time Are Vast
Fu Manchu - The Return Of TomorrowFu Manchu
The Return Of Tomorrow
Insect Ark - Raw Blood SingingInsect Ark
Raw Blood Singing
Big Special - Postindustrial Hometown BluesBig Special
Postindustrial Hometown Blues

Oceansize - Self Preserved While The Bodies Float Up
Titolo: Self Preserved While The Bodies Float Up
Anno: 2010
Produzione: Chris Sheldon
Genere: rock / alternative / metal

Voto:
Produzione:
OriginalitÓ:
Tecnica:




Pur mantenendo integra una personalita' che va rafforzandosi e affinandosi col tempo, ogni nuova uscita degli Oceansize non e' mai fedele copia della precedente. Pur muovendosi dentro lo steccato dell'art-rock piu' progressivo, il five-piece di Manchester e' fortemente attratto da altri gerghi dello sconfinato linguaggio del rock: si scorge l'amore per l'emo-rock di Drive Like Jehu, Jesuit e Sunny Day Real Estate in diversi fraseggi di chitarra; si avverte una raffigurazione della malinconia che ha legami di parentela, seppur non di primo grado, coi Radiohead; si percepisce che gli insegnamenti dei Tool e di tutti coloro che sono passati prima di loro per quella strada sono stati ben appresi e rimodellati. Invero, quando parte "Part Cardiac" riemerge il sempre piacevole ricordo dei Soundgarden prima maniera, muscolari e possenti, epici e monolitici e cominciamo a sospettare che gli Oceansize abbiano dato un'improvvisa sterzata metallica al proprio sound, complice anche l'attacco a' la Mastodon di "Build As A Rocket Then" e "SuperImposer" che si muove sui medesimi binari degli Amplifier. Ma piu' ci si addentra nella tracklist, piu' ci si immerge nelle consuete dilatazioni atmosferiche degne del gruppo, e nelle quali si muove piu' a suo agio. I pezzi piu' lunghi, oltre otto minuti cadauno, sottolineano la propensione alla diluzione della potenza in lattiginosi flussi: "Oscar Acceptance Speech" forse e' un po' monocorde, ma sfocia in un autunnale viluppo d'archi che aleggiano come lenzuoli di seta; "Silent/Transparent" trabocca di chitarre post-rock persino nel lungo crescendo che strizza l'occhio agli Anathema di "Closer". Come degli Hawkwind a propulsione metallica, gli Oceansize accendono il reattore di "It's My Tail And I Chase It If I Want To" e spiccano il volo verso l'orbita terrestre, poi camminano in bilico tra il cielo terso e l'offuscamento improvviso di "SuperImposter".

Mike Vennart zigzaga nei suoi sentieri melodici risparmiandoci arie a presa rapida di cui ci stancheremmo al terzo ascolto, ma, e sara' proprio un difetto delle costruzioni delle composizioni in s├ę, non marchia mai i brani con indelebili lampi di genio. Neanche quando ci si dirige verso lidi un po' piu' intimisti, a tratti anche dream-pop come in "Ransoms", arriva il colpo da maestro, ed e' un peccato. Cosi' facendo, nessun episodio riesce ad assurgere al ruolo di motrice dell'intero album, il materiale e' alquanto uniforme in termini qualitativi (anche se "Pine" gira un po' a vuoto).

Se "Effloresce" e' stato l'eccellente esordio che solo poche band sono in grado di comporre, se "Everyone Into Position" assorbiva i liquidi del predecessore in una forma canzone pero' un po' immatura, se "Frames" riapriva la strada a sperimentazioni su interessanti forme e architetture, questo nuovo capitolo, nonostante la buona fattura complessiva, segna un momento di transizione per gli Oceansize. Vorranno dar maggiore spazio agli istinti piu' heavy che ogni tanto si affacciano, ma senza troppa convinzione, o stanno tentando di riconfigurare il proprio pensiero progressive ampliando lo spettro sonoro ad intuizioni non ancora messe a fuoco? Voi che dite?

[Marco Giarratana]


Questa recensione Ú stata letta 2329 volte!
Voto utenti:
Vota Questo Disco:


Altre Recensioni

Oceansize - FramesOceansize
Frames

NEWS


25/02/2011 Sciolti
29/11/2010 Il Videoclip di "SuperImposer"

tAXI dRIVER consiglia

Yeah Yeah Yeahs - Fever To TellYeah Yeah Yeahs
Fever To Tell
Kim Gordon - No Home RecordKim Gordon
No Home Record
Dredg - El CieloDredg
El Cielo
Melvins - ElectroretardMelvins
Electroretard
White Stripes - White Blood CellsWhite Stripes
White Blood Cells
Desaparecidos - Read Music / Speak SpanishDesaparecidos
Read Music / Speak Spanish
Failure - Wild Type DroidFailure
Wild Type Droid
Meganoidi - Outside The Loop Stupendo SensationMeganoidi
Outside The Loop Stupendo Sensation
LetLet's Get Lost
...I Remember Yesterday When I Was Grey
Corin Tucker Band - 1000 YearsCorin Tucker Band
1000 Years