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Seies - Larsen (Important)


Larsen - Seies
rock / post-rock / indie

Voto:
Voto utenti (228):

Produzione:
Anno: 2006




Sui Larsen non sono molto informato: so che la loro città è Torino, che hanno inciso un lavoro per Young God, che stringono amicizie con progetti e personaggi di grande spessore nella scena 'post' e che questo non è il loro primo disco. Ma ho potuto assistere sia ad un loro concerto insieme a Xiu Xiu (a mio avviso invalutabile causa cattivo audio) sia alla splendida performance di F.M.Palumbo da solista (il progetto (r), che alla luce di questo ascolto sembra una versione minimale dei Larsen), spettacolo che mi colpì profondamente per il tremendo pathos che scaturiva dalle chitarre loopate di questo autore. Emozioni gravi, buie, amare e scarnificate. Immagini che mi sono rimaste anche durante il set dei grandissimi Grails, evento principale in quella serata al Milk di Genova.

Non si può certo definire 'Seies' un disco variopinto. Le emozioni (numericamente e un po' cinicamente parlando) sono esattamente otto, quante sono le tracce del cd. Ogni brano è uno stato d'animo, spesso simile al precedente, che non si evolve, e diventa un'istantanea di qualche minuto. Ripetizioni da scrutare a fondo, però. Qui tutto è magnificamente al posto giusto, regna la raffinatezza. A volte gli strumenti fanno il loro ingresso con timidezza, sottovoce, rivelando la loro bellezza pulita (largo uso di metallofoni, in 'Rever' fanno ben più che un contorno); in altri casi, come nella struggente 'Mother', è la superba voce di Jarboe a decorare questi mantra semiacustici. E' chiaro l'influsso di sonorità swansiane nella band, ma la satanica interprete di capolavori come 'Children of God' e l'immenso 'The great annihilator' qui si presenta in una veste più dolce e pacata, e in ottima forma. Molto suggestivo l'uso di strani strumenti a corde (ripresi in un suono molto naturale), e di una curiosa 'fisarmonica semplificata' a stendere bucolici tappeti drone. Qualche raggio luminoso ogni tanto trasforma la depressione di queste tracce in una aperta solarità pervasa di malinconia… Insomma il disco non colpisce tanto per picchi di intensità quanto per atmosfere che persuadono, fin dalle prime note, l'ascoltatore all'abbandono: l'assenza (a mio parere) di evoluzioni nell'incedere dei brani, seppur garantendo un'immersione totale nella pasta sonora, incide negativamente sul disco se chi lo ascolta è a caccia di stati emozionali intensi.

[Morgan]

Canzoni significative: Mother, Momi

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