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Pearl Jam - No Code (Epic)

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Pearl Jam - No Code
Autore: Pearl Jam
Titolo: No Code
Etichetta: Epic
Anno: 1996
Produzione:
Genere: rock / grunge / alternative

Voto:



La vita ritrovata. La band rischia lo scioglimento durante lo stremante tour di Vitalogy e ognuno si dedica a qualche side-project. McCready fonda con Layne Staley i Mad Season, Jeff Ament i Three Fish. Stone Gossard prosegue la sua attivitÓ con l'etichette Loosegroove. Dave Abbruzzese nel frattempo ha lasciato la band (appena terminate le registrazioni di Vitalogy) e Jack Irons (ricordate la storiella di Ten??) ha raggiunto i nostri dietro alle pelli. C'Ŕ aria di normalizzazione. Neil Young li invita in studio a registrare Mirrorball come backing band. Eddie collabora con Nusrah Fateh Alý Khan per la colonna sonora di Dead Man Walking. Tutte cose che finiranno per influenzare No Code, disco della rinascita dei Pearl Jam. Non che fossero mai morti o che fossero decaduti o chissÓ che. La band, con questo disco, trova la sua dimensione naturale di "rock band" libera di sperimentare e, finalmente, vendendo cifre di dischi pi¨ umane (un milione di copie sarÓ la media da qua in poi). Apre la dolce "Sometimes" preghiera pagana in cui Eddie capisce di essere solo "un libro fra i tanti", a cui segue la tosta "Hail Hail". Questi due episodi non offrono grosse chiavi di lettura per il resto dell'album. "Who You Are" Ŕ tribale e cantalenante. VerrÓ estratto come primo singolo dell'album (ovvero tirarsi le martellate nelle palle da soli!!). Grande il contributo di Jack Irons nella successiva "In My Tree", ultima invettiva anti-celebritÓ di Eddie. I testi subiscono la prima mutazione. Basta storie dirette, d'ora in poi Eddie diventerÓ notevolmente pi¨ ermetico, raggiungendo notevoli vette poetiche. Eccezione alla regola Ŕ la younghiana "Off He Goes" (ma il vecchio Neil si sente anche in "Smile"), ballata delle pi¨ classiche. La seconda facciata dell'album risulta notevolmente superiore rispetto alla prima: "Habit" ricorda i Nirvana di "Bleach", "Red Mosquito" Ŕ stata scritta da Eddie in ospedale, "Lukin" Ŕ un furioso punk da un minuto dedicata al bassista dei Mudhoney (ed ex Melvins) Matt Lukin. "Present Tense" Ŕ uno degli apici musicale e lirici mai raggiunti dalla band, da ascoltare. "Mankind" Ŕ un rockettino semplice cantato da Stone e "I'm Open" Ŕ un brano perlopi¨ parlato con un testo magnifico. Gran finale con la ninnananna "Around The Bend" per la figlia di Jack Irons. Ovviamente il disco sarÓ ricordato anche per la confezione apribile con, all'interno, alcune polaroid scattate dalla band. E' grazie a questo disco che si capisce la grandezza della band.

[Dale P.]

Canzoni significative: Present Tense, I'm Open, In My Tree.

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