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Wiegedood - There's Always Blood At The End Of The Road (Century Media)

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Wiegedood - There's Always Blood At The End Of The Road
Autore: Wiegedood
Titolo: There's Always Blood At The End Of The Road
Etichetta: Century Media
Anno: 2022
Produzione: Jack Shirley
Genere: metal / black metal / sludge

Voto:
Produzione:
Originalità:
Tecnica:




I Wiegedood sono la miglior cosa capitata al black metal nel secondo lustro dello scorso decennio e, infatti, sono finiti in men che non si dica su Century Media. Dopo la trilogia "De Doden Hebben Het Goed" e qualche annetto di riposo discografico, il trio belga si presenta con un titolo per nulla rassicurante e con un sound ancor più oppressivo e ossessivo che in precedenza. Sembra di entrare dentro ad una psicosi, di fare un viaggio nei meandri di una mente torturata (andate a sentire il finale di "Nuages" e poi ne riparliamo).

Il grande merito dei Wiegedood è stato, fin da subito, quello di creare un black metal ben riconoscibile le cui radici affondano più nel doom, nello sludge e nel post hardcore (non stupisce la parentela con Amenra e Oathbreaker sancita dalla Church Of Ra) piuttosto che nel thrash e nello speed metal; sono queste le basi dei primi tre lavori, ma ora la band si è spinta oltre con un suono ancora più brutale, aggressivo e moderno (soprattutto per il timbro acido, a tratti liquefatto, delle chitarre che suonano, in certi momenti, come violini elettrici).

Bastano i due singoli apripista "FN SCAR 16" e "Nuages" per rendere l'idea: una voce impastata e disperata si infila tra riff psicotici e velocissimi e a chi ascolta non viene concesso un attimo di tregua. Eppure si rimane stregati grazie anche alla solita produzione eccellente che rende tutto perfettamente udibile.

I "momenti Amenra" con poche note sospese nel vuoto sono praticamente spariti, mentre la band sfodera nuovi concetti di riff black metal come accade nell'ipnotica "Now Will Always Be", dove vengono anche provate soluzioni vocali che ricordano i celebri gorgheggi di Attila Csihar. Non mancano azzeccatissimi brani un po' più classici, in cui viene fuori il gusto melodico dei tre come la cavalcata malvagia "Until Is Not".

Il sunto migliore dell'intenzione del disco è forse l'intermezzo acustico "Wade" che suona come un gigante pazzo che prova a far uscire della musica da una vecchia chitarra scordata.

Preferisco sempre aspettare qualche mese prima di parlare di capolavoro, ma un passo avanti ulteriore è stato fatto e tra le mani abbiamo sicuramente una delle migliori uscite dell'anno.

[Francesco Traverso]

Canzoni significative: Until Is Not, FN SCAR 16, Nuages.


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