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Ire Works - Dillinger Escape Plan (Relapse)

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Dillinger Escape Plan - Ire Works
Voto:
Produzione:
Originalità:
Tecnica:

Etichetta: Relapse
Anno: 2007
Produzione: Steve Evetts
Genere: punk / post-hardcore / alternative
Scheda autore: Dillinger Escape Plan



E' indubbio che i tempi in cui i Dillinger Escape Plan si prodigavano in un grind-jazz vorticoso siano finiti. In realtà la band è mutata profondamente dagli esordi e ritengo che in Calculating Infinity abbia detto tutto quello che doveva dire su quelle sonorità. Non a caso nessuno è mai riuscito a replicarlo.

L'EP con Mike Patton (che seguiva le oggi consuete problematiche di line-up) mostrava una band con un suono più muscoloso, in grado di potersi rapportare con la forma canzone pur senza abiurare del tutto gli ingredienti che li resero un piccolo culto underground.

L'innesto di Greg Puciato alla voce e l'uscita di Miss Machine ci mostrarono una band profondamente diversa. Come fosse un ulteriore esordio che si distanziava del tutto dai primi passi mostrando come "Calculating Infinity" fosse sostanzialmente un prodotto di ragazzini nerd un po' freak ancora immaturi su come portare avanti un progetto. Diciamolo senza timori di smentite: erano un'altra band. Più seminale, più viscerale, più imprevedibile ma di cui ci saremmo stancati molto presto.

Greg Puciato pur con la sua giovane età ha portato nuovi input e ha compattato ulteriormente la band intorno alla forma canzone. Miss Machine tuonava come un tradimento per i duri & puri, ma come un nuovo modo di fare rock per tutti gli altri.

"Ire Works" parte esattamente dove avevamo lasciato "Miss Machine". Ma se i primi brani non ci sorprendono e ci mostrano che i DEP sono sempre i migliori nel loro genere (postcorejazzgrindipercineticoeunpotamarro) è la parte centrale del disco a regalarci le migliori sorprese. Se l'elettronica è un influenza palesatasi con il tributo ad Aphex Twin di "Come To Daddy" contenuta in "Irony Is A Dead Scene" qua dentro spunta come influenza predominante nel songwriting. Quindi oltre all'ormai consueto "brano clone dei Nine Inch Nails che suona ormai come i DEP, ma questa volta un po' più gay" (Black Baloon), troviamo un delirante passaggio di scuola Warp (Sick On Sunday) mixata al grind. I Genghis Tron non si preoccupino: il disco non è tutto così, altrimenti ve ne andavate in pensione! Anche perchè a metà cambiano gli ingredienti e si materializza un atmosfera Pattoniana da brividi.

Come dissi già ai tempi di "Miss Machine" non proseguo oltre alla descrizione del disco per non rovinarvi la sorpresa. Sappiate che la band di Ben Weiman è la migliore band del 2017. E noi possiamo goderceli con 10 anni di anticipo...

Segnaliamo per i nerd la presenza del primo cantante Dimitri Minakakis in "Fix YOur Face" e di Brent Hinds dei Mastodon in "Horse Hunter".

[Dale P.]

Canzoni significative: tutte.


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