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How To Destroy Angels - How To Destroy Angels (Null)

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How To Destroy Angels - How To Destroy Angels
Titolo: How To Destroy Angels
Anno: 2010
Produzione: Trent Reznor
Genere: rock / alternative / elettronica

Voto:
Produzione:
Originalità:
Tecnica:




How To Destroy Angels non partiva coi favori del pronostico. Ancor prima che una sola nota venisse svelata al pubblico, puzzava gia' di operazione di lancio verso il jet-set che conta per Mariqueen Maandig in Reznor. Il Reznor in questione e' ovviamente il celeberrimo Trent, colui che tra il 1989 e il 1999 ha pubblicato tre insindacabili capolavori rock sui quali sono gia' stati versati fiumi di inchiostro, lo sapete tutti. E come i piu' attenti e provvisti di spirito critico tra voi sapranno meglio di noi che ve lo stiamo dicendo, negli ultimi anni il redento e ripulito Trent ha dichiarato guerra all'industria discografica che gli ha fatto guadagnare dollari in cifre a sette e/o otto zeri e, nel medesimo tempo in cui la miccia s'innescava, andava a schiantarsi contro la battigia della secchezza creativa e ora, dopo aver messo in stand-by a tempo indeterminato la creatura alla quale ha donato anima e corpo per vent'anni filati ma con la quale non sa piu' cosa dire, Reznor-marito-di-Maandig imbecca la strada della filantropia dando un po' di esposizione mediatica alla sua procace anima gemella, la quale ha trascorsi presso i West Indian Girl, qualcosa di cui non si serbera' alcuna menzione, neanche in un trafiletto da leggersi in controluce in un ultimo compendio della Storia della Musica Occidentale poco prima che la specie umana s'imbatta nella sua definitiva estinzione.

Partivamo quindi prevenuti nei confronti di questo progetto. E non era poi tanto colpa dei pronostici, bensi' il puzzo del sospetto che, come cani da tartufo, avevamo annusato sulla strada che avrebbe portato How To Destroy Angels a farsi conoscere dal mondo. Sospetto che questo progetto fosse poverissimo da un punto di vista musicale e che fosse soltanto marketing o, per i piu' impiccioni, mero gossip, vi lasciamo scegliere in base ai vostri interessi personali. Con estrema sagacia, o forse piu' col mestiere che solo una vecchia volpe come Trent puo' possedere, l'unico brano in grado di far breccia e' posto proprio in apertura e si chiama "The Space In Between", e per rintracciare qualcosa che possa essere minimamente potabile dobbiamo arrivare a traccia numero sei, ovvero l'ultima "A Drowning", sette minuti in cui ci si puo' pero' tranquillamente dedicare a qualche ben piu' produttiva attivita' ricreativa e tornare a canzone finita, sicuri di non essersi persi niente per cui valga la pena spendere sette minuti di vita. Ma, alt: per arrivare fin li' dobbiamo farci largo tra le cianfrusaglie che i coniugi Reznor hanno disseminato per la stanza: le inutili accozzaglie rumoristiche di "Parasite" o il monocorde "listen to the sound of my big black boots" ripetuto per due minuti abbondanti in "BBB", o ancora l'anonimia quasi irritante di "The Believers", o ancora il riciclo della ritmica un po' accelerata di "Only" (in "With Teeth" dei NIN del 2005) in "Fur Lined" (che si eleva qualche centimetro al di sopra dell'elenco appena esposto).

In tutto questo forse vi starete chiedendo, ma Mariqueen Maandig avra' mai qualcosa, oltre al suo avvenente aspetto, che meriti tutto questo hype? Ha per puro caso accertate qualita' canore? La risposta sapete gia' qual e' perche' siete persone intelligenti: no, o almeno non in questo caso. Pur sforzandoci non riusciamo ad attribuirle doti vocali che giustifichino un suo eventuale approdo nell'olimpo delle reginette del rock dei giorni nostri: il suo timbro, seppur suadente e ben levigato da interventi di post-produzione mirati, non ci pare che possieda quel quid che ci permettera' di ricordarlo da qui al mese prossimo. La piattezza delle linee vocali, poi, non evidenziano neanche del talento creativo potenzialmente inespresso.

Insomma, se gia' con sei sole tracce How To Destroy Angels ha una forza narcotizzante che lascia sgomenti, ci inquieta fin nei piu' profondi recessi della nostra psiche immaginare le capacita' anestetizzanti di un eventuale lavoro su lunga distanza. Ora, perche' spendere dei denari o anche solo occupare parte della vostra preziosa banda per scaricare - direttamente dal sito della band - questo Ep? Perche'? La risposta la conoscete, come al solito.

Ah, prima di piantarla coi nostri verbosi e poco simpatici giri di parole, stavamo dimenticando: oltre ai tubanti Reznor e Maandig, e' della partita anche Atticus Ross, di certo non un pischello, ma anche uno che nel suo curriculum ha un bel po' di roba prodotta di cui dovrebbe rendere conto alla comunita', in primis gli ultimi imbarazzanti lavori a firma Nine Inch Nails da "Year Zero" in poi.

In bilico tra superflue atmosfere trip-hop e i fumi simil-ambient dei vari capitoli "Ghost" dei NIN, How To Destroy Angels non va da nessuna parte, eccezion fatta per l'accogliente cestino del nostro pc col simpaticissimo simbolo del riciclo stampato sopra.

Vi state quindi chiedendo quale sia la morale della favola? Ecco la morale della favola: un progetto a cui, se non ci fosse il nome di Trent Reznor in mezzo, nessuno mai avrebbe dato la benche' minima risonanza. Neanche noi, in realta', che ci divertiamo cosi' tanto a narrare macabre fiabe musicali come questa.

[Marco Giarratana]

Canzoni significative: The Space In Between



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