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Misery Is A Butterfly - Blonde Redhead (4AD)


Blonde Redhead - Misery Is A Butterfly
indie / sottogenere /

Voto:
Voto utenti (236):

Produzione:
Anno: 2004

Scheda autore: Blonde Redhead



Chi ha Visto i fratelli Pace e Kazu sul palco del lontano Goa Boa festival 2003 a Genova, si ricorderà che quella sera hanno dimostrato il loro enorme carisma, padroni di un magnetismo irresistibile.

E li ritroviamo nei negozi di dischi un anno dopo, al quinto capitolo della loro carriera. Il quale inizia con un contratto con la 4AD, che ha permesso loro di occuparsi di una produzione davvero ricca. La copertina, in un nobile digipack, ha tutta l'aria di contenere un oggetto molto prezioso, che viene introdotto da un booklet romantico, con i testi scritti "a mano libera" e una grafica molto bella e suggestiva.

La pienezza del sound di Misery is a Butterfly è folgorante; sono stati usati archi e la mano sapiente di Guy Picciotto, e l'impatto è tale da colpire immediatamente, sin dal primo brano. "Elephant Woman" scaturisce da arpeggi lievi, poi intrecciati a un beat quasi elettronico, che ci trasporta incalzante al centro di un diluvio sonoro. E quella tempesta prosegue inarrestabile l'intero disco. È una malinconia oceanica ad esprimersi in ognuna delle 11 tracce, sempre con coerenza allo stile del disco e dei Nostri, ma ad ogni ascolto sempre più ricca, sorprendente, rinnovata da chissà quali alchimie. La cura degli arrangiamenti è maniacale: si percepisce una grande dedizione alla ricerca di suoni densi il più possibile, e l'impresa è certamente riuscita. La splendida Kazu è sempre più disarmante; la sua espressività le permette di urlare mentre fa credere a tutti che sta sussurrando. E riesce a trasformare anche un semplice alito in un ruggito, nascondendo la sua dote dietro a un irresistibile strato di ingenuità presunta. Amedeo Pace dal canto suo trasforma la sua voce in uno strumento irrinunciabile, che si fonde con complicità alla musica fino ad essere assorbito da essa. Fantastico è il duetto-fiume tra le due voci in "Pink Love", dove si alternano battute in una base terzinata. Sembra di sentire interloquire la parte maschile con quella femminile di una stessa persona. Non è un disco facile, rispetto a "Melody of a certain damaged lemon" è stato fatto un passo enorme, ma si parla di due dischi molto diversi. Al mio primo ascolto rimasi interdetta, pensando che non era assolutamente quello che mi aspettavo. Era molto di più.

[Shizu]

Canzoni significative: tutte.

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