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Long Distance Calling - Long Distance Calling (Superball)

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Long Distance Calling - Long Distance Calling
Titolo: Long Distance Calling
Anno: 2011
Produzione:
Genere: rock / post-rock / post-metal

Voto:
Produzione:
Originalità:
Tecnica:




Ci avevano lasciati nel 2009 col promettente "Avoid The Light" che segnava finalmente un deciso passo in avanti in un percorso evolutivo dai risvolti ipoteticamente curiosi. Pensavamo che, magari sporcando di piu' il lato metallico della loro proposta, i Long Distance Calling avrebbero raccolto lo scettro abbandonato poco decorosamente dai Pelican con le recenti (soporifere) sortite. Invece i cinque tedeschi continuano a promettere e promettere senza mai mantenere in pieno.

Giunti alla fatidica prova del nove, i LDC ritornano con sette nuove composizioni che non aggiungono nulla a quanto gia' proposto in passato. Solito post-rock strumentale dalle vaghissime tinte post-metal spalmato su spartiti affetti dalla consueta logorrea, che vanno dai quasi sei agli oltre undici minuti.

Non c'e' nessuna sorpresa in termini stilistici e, ok, si puo' anche chiudere un occhio. Ma gia' guerci, non ci sentiamo di chiudere anche l'altro davanti a quel poco di creativo che i nostri propongono all'interno di un sound fortemente codificato. Non e' tanto il Gia' Sentito quanto il Senza Mordente a nuocere gravemente alla salute di questo terzo capitolo dal metonimico titolo di "Long Distance Calling". In generale, le costruzioni melodiche sono alquanto prevedibili e per una band che suona musica strumentale la latitanza di temi epici o personali e' davvero una profonda deficienza. Le cose migliori stanno nelle venature anni '70 di "The Filgrin D'an Boogie" e nei timidi cenni R&B di "Timebends", segno che qualche lieve spinta a venir fuori dai luoghi comuni in fondo c'e'. Ma quando tentano aperture piu' possenti, i LDC procedono col freno a mano azionato, come in "Arecibo" o nella finale "Beyond The Void".

Dopo Peter Dolving dei The Haunted in "Satellite Bay" e Jonas Renkse dei Katatonia in "Avoid The Light", e' qui rispettata la regola che prevede la comparsa di un vocalist in almeno un brano: stavolta tocca a John Bush - invero il cantante migliore che gli Anthrax abbiano mai avuto e che hanno poco cordialmente scaricato - sbucare in "Middleville", dimostrando di avere sempre una gran voce ma dando vita ad una lunga power ballad che non lascera' profonde tracce nella storia del rock.

Insomma, i Long Distance Calling sembrano proprio delle eterne promesse che non verranno mai mantenute. Troppo impauriti per osare un po' di piu' o troppo comodi sul consumato divanetto che un tempo era trendy? Non riusciamo a capirlo. Ascoltandoli sembra di rivivere quelle odiose scene nei ricevimenti scolastici in cui la professoressa di turno, col suo irritante sorrisino professionale appeso sotto il naso, informa puntualmente i genitori di avere un/a figlio/a che: "ha grandi potenzialita', ma potrebbe fare molto di piu'". Ecco.

[Marco Giarratana]

Canzoni significative.: The Filgrin D'an Boogie; Timebends.


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