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Burst - Lazarus Bird (Relapse)

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Burst - Lazarus Bird
Autore: Burst
Titolo: Lazarus Bird
Etichetta: Relapse
Anno: 2008
Produzione: Fredrik Reinedahl
Genere: metal / post-metal / post-hardcore

Voto:
Produzione:
OriginalitÓ:
Tecnica:




"Lazarus Bird" dimostra come i Burst siano una band coraggiosa e con il forte intento di evolversi. GiÓ con "Origo" di tre anni fa i cinque svedesi lasciavano vedere che sarebbe seguito un allontanamento dal modus operandi tipico del post-core degli esordi, favorendo una vena progressive che in questo nuovo capitolo ha preso decisamente piede.

Le nuove songs sono pi¨ lunghe ed intricate che in passato, comprensive ora di dilatazioni e sospensioni pi¨ marcate che, alternandosi con le aperture pi¨ metalliche, creano un interessante sistema di pieni e vuoti.

Tenuta a bada l'influenza dei Mastodon nel riffage pi¨ impetuoso (anche se l'incipit dell'ottima "I Exterminate The I" viene inevitabilmente dai quattro di Atlanta, cosý come l'ispirata "Cripple God" e l'altretanto ben fatta "Nineteenhundred"), le atmosfere pi¨ decadenti vengono dagli Opeth, giÓ nome che tornava spesso alla mente in "Origo". Complicate quindi le forme e le costruzioni, c'Ŕ pi¨ spazio per linee vocali pulite che sono l'alter ego dello screaming di Linus Jagerskog, non sempre convincente nella sua performance, questo va detto. Ci sono buone idee in "Lazarus Bird", da qualche parte non sempre sviluppate in maniera eccellente ("Momentum", dopo l'introduzione rarefatta finisce proprio quando sta defintivamente per incendiarsi), ma altrove ben bilanciate tra ricerca armonica ed intelligenti progressioni. "(We Watched) The Silver Rain" Ŕ una delle cose migliori mai mostrate dai Burst, dove scorie post-core trovano vie di fuga prog su atmosfere cupe ed un riff reiterato semplice ma decisamente efficace. L'opener "I Hold Vertigo", pur mantenendo un'ottima coerenza testuale, muta forme continuamente grazie anche ad una serie di stacchi e zone di rilascio magistralmente amalgamate con le parti pi¨ dure. Di buon effetto anche il finale con "City Cloaked", che va spegnendosi da qualche parte negli strati pi¨ alti dell'atmosfera.

I Burst si confermano una delle migliori realtÓ europee del post-core metallico in evoluzione, capaci di perpetuare quella cupezza gelida tipica dei conterranei e seminali Breach (anche se i risultati sono evidentemente differenti), adesso capaci di delineare uno stile pi¨ personale che in passato, finora il pi¨ evidente punto debole dei nostri. Vedremo se questo Ŕ il passo giusto che li condurrÓ alla consacrazione, attendendo di vedere cosa combineranno col prossimo albo.

[Marco Giarratana]


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