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"Orchards of a Futile Heaven" dei The Body è uno dei dischi che ho ascoltato e consigliato di più negli ultimi anni. Un lavoro oscuro, potente e disturbante, in cui svettava la meravigliosa e duttile voce di Dis Fig. Felicia Chen aveva già collaborato all'ottimo "In Blue" di The Bug, che ovviamente ho scoperto solo in seguito e che consiglio altrettanto calorosamente.
Ho avuto inoltre l'opportunità di saggiare dal vivo la bravura di Felicia, sia con i The Body che da sola, e devo dire che è una performer straordinaria. Sa incantare con una voce calda e delicata, quasi fragile, ma anche spostare i muri con urla intense e mai gratuite. A coronare il tutto, una presenza scenica intensa e teatrale, ma mai scomposta. Insomma, nel giro di pochi anni sono diventato un suo grande fan e attendevo il suo secondo disco solista, sebbene con qualche riserva, per poter dichiarare il mio amore senza più dubbi.
"What to Make of the Mortal Hands" è un disco ponderato con intelligenza, non buttato lì solo per avere un motivo in più per andare in tour. Chiude idealmente la trilogia dei lavori citati, mantenendone intatte le caratteristiche: elettronica oscura, beat che spostano le casse e fanno vibrare le pareti, una vocalità a metà tra Björk e Julie Christmas. Tra gli ospiti vale la pena citare il batterista Lee Buford dei The Body e il bassista Liam Andrews dei Big Brave. E The Bug? Lo ritroviamo in un EP uscito in parallelo intitolato "Ladybug 1", da recuperare online.
Dis Fig si conferma quindi un'autrice intelligente e talentuosa, che non sceglie la strada facile. Potrebbe tranquillamente fare trip hop e vendere dieci volte tanto, ma preferisce sporcarsi le mani e seminare in un terreno difficile, per quanto ricco di stimoli.
[Dale P.]
Canzoni significative: tutte.
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