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Una band come i Great Falls ha senso come riserva, quando i big del genere sono fermi o magari stanno sperimentando fuori dal seminato. Mantengono il genere al sicuro entro i suoi confini, proteggono il sound da infiltrazioni strane e danno ai fan qualcosa di nuovo da ascoltare. Si potrebbero quasi considerare dei difensori della fede.
Ed è così che gli appassionati di post-hardcore accolsero "Objects Without Pain", debutto su Neurot dopo anni trascorsi a girovagare per microetichette di culto. In quel disco trovavamo echi di Converge, Neurosis e Botch: noise, urla, tempi serrati, stranezze ritmiche e dissonanze assortite. Le stesse cose che ritroviamo in "The Bite That Grows Up", con la sottile differenza che, nel giro di qualche mese, i Converge hanno pubblicato ben due album e i Neurosis hanno dato alle stampe il mastodontico "An Undying Love for a Burning World". Tra l'altro registrato nello stesso studio, immediatamente dopo di loro. Uscite che inevitabilmente relegano i Great Falls al ruolo di riserva, oppure li trasformano in una scelta esotica nel caso in cui, per qualche motivo, i maestri avessero deluso.
Pessimo timing a parte, "The Bite That Grows Upn" consegna una quarantina di minuti di selvaggio post-hardcore/metal suonato con competenza e passione, con i suoni giusti e la giusta dose di pugni in faccia. Procuratevelo e mettetelo da parte: vi servirà nei periodi di magra.
[Dale P.]
Canzoni significative: Nicotine In The Spine, A Small Weakness.
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