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Uncle Acid hanno uno strano fascino che ammalia un certo tipo di ascoltatori fin dagli esordi. Il fascino esoterico, l'orecchiabilità, l'acidità e quella sensazione di stare ascoltando qualcosa fuori dal tempo. Dopo il complesso e un tantinello esagerato tributo al cinema di genere italiano del precedente *Nell'Ora Blu*, tornano con un disco dalla struttura più regolare, ma che conserva tutto il gusto macabro dei film di serie B degli anni Settanta. Nei solchi di *Shapes of Midnight* si aggirano creature malefiche, serial killer, stregoneria ed esoterismo, tradotti in musica con un andamento saltellante e linee vocali che sembrano arrivare dalla cripta dello Zio Tibia.
È vero, è esattamente la stessa formula che gli inglesi portano avanti dal primo disco, ma personalmente preferisco un lavoro di cesello alla trasformazione della loro musica in un baraccone giocattoloso. Anche perché il confine è sottilissimo e pericoloso. E nel pericolo lo Zio Acido ci sguazza.
[Dale P.]
Canzoni significative: Shapes Of Midnight, Don't Let It Control You.
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