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Dopo un avvio di carriera super scattante, i Graveyard hanno mostrato piuttosto in fretta di avere poco fiato. Per qualche motivo hanno rallentato i tempi, esagerato con i lentoni e svuotato rapidamente il proprio sound delle parti più interessanti. Chi ha amato l'esordio omonimo e, soprattutto, il successivo "Hisingen Blues" ha avuto via via sempre più l'amaro in bocca, uscita dopo uscita, fino a "6", che francamente ho trovato piuttosto irritante nella sua eccessiva morbidezza. Per non parlare della noia.
"Fever", sorprendentemente, ci restituisce molti degli elementi per cui avevamo amato i Graveyard nei primi anni Dieci: energia, riff possenti, voce graffiante e voglia di rockeggiare. Probabilmente, per rialzare le quotazioni degli svedesi, ci vorrà almeno un altro disco così, magari con brani capaci di lasciare maggiormente il segno. Oppure rimarranno perennemente nel limbo delle occasioni perse, distratti da demoni interiori e cattivi consigli, con un'ispirazione che fatica ad arrivare. O, semplicemente, la mancanza di fiato è una questione genetica per cui non esiste cura. Bentornati dalla tomba.
[Dale P.]
Canzoni significative: Back From The Grave, Tongue Tied.
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