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Red Hot Chili Peppers - Stadium Arcadium (WEA)

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Red Hot Chili Peppers - Stadium Arcadium
Autore: Red Hot Chili Peppers
Titolo: Stadium Arcadium
Anno: 2006
Produzione:
Genere: rock / pop /

Voto:



Non è mai facile recensire e digerire un’opera composta da 28 brani, anche se si tratta di mostri sacri come i RHCP!

Ebbene, ritornelli a volte un po’ troppo pompati e esasperati sono probabilmente il difetto principale dell’album ma c’è anche da dire che un John Frusciante e Chad Smith a questi livelli non si erano mai sentiti!

John è quello che più stupisce, veramente ispirato in ognuna delle 28 tracce. C’è da credergli quando dice che ora suona diverso: è molto più sporco. Ma uno sporco capace di creare melodia, non facile da spiegare, quindi vi consiglio l’acquisto solo per questo.

Rispetto ai precedenti album qui è senz’altro più esposto e sembra prendere per mano il gruppo. Anche i suoi falsetti vocali impreziosiscono i brani rendendo i ritornelli un po’ più freschi.

La costellazione “vista” dai Red Hot Chili Peppers si suddivide in due pianeti: Mars e Jupiter, per nulla distanti anni luce tra loro.

Iniziando ad analizzare più da vicino il primo, Jupiter, dove è presente il primo singolo, “Dani California”, (Dani è il taxista pazzo protagonista nel video ”By the Way”), molto orecchiabile e con assolo notevole è seguito dall’incalzante arpeggio veloce di “Snow (Hey oh)”. “Charlie” è senz’altro il brano più riuscito di Jupiter, quasi reagge ma cmq sperimentale seppur di costruzione semplice dove a dar il ritmo è Flea, anche vocalmente, mentre strano è l’effetto vocale di “Strip My Mind” che rincorre tutta la canzone. Noiosa invece “Hump De Bumb” e si che si tratta di un brano funky, meglio allora in ”Especially in Michigan” con riff alla “the Edge”o “C’mon Girl” dove un Flea intraprendente riesce a creare con il suo strumento un “loop” elettronico, mentre grande vitalità dona a “Torture Me” dove la carica è garantita anche dalla sezione fiati.

La produzione di Rick Rubin si sente fortemente in “She’s Only 18”, i forti muri sonori hard rock segnano i chorus.

Passando invece all’ascolto attento (ma non troppo) di Mars, apre “Desecration Smile”, una traccia che riporta alle atmosfere di "the Bends" dei Radiohead, costruito su forte base acustica, mentre ci vorrebbe Zack de la Rocha per “Readymade”, che sa molto di Rage ma, vista la “dolcezza”, risulta più vicina agli Audioslave.

Qualora cercaste la canzone significativa della produzione, fermatevi senza dubbio su “Tell Me Baby”, che rappresenta quello che sono oggi i RHCP, banda funky-pop e melodica con spazio alle genialità di John Frusciante.

Inutile andare avanti, qui trovate quello che cercate nella band californiana. L’intro è una ninna nanna con carillon dove John anticipa il ritornello, poi parte il funky con il giro riadattato di “Can’t Stop” e poi l’esplosione del ritornello, solare e semplice, ma di sicura presa. C’è anche lo spazio per un loop stile telefilm anni ottanta “Wonder Woman” per questi che ormai sono dei “Wonder Peppers”.

[Steliam]

Canzoni significative: Tell Me Baby, Charlie, Desecration Smile, Readymade.


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